Studiosi del cuoio
Brevi biografie


1. AIROLDI, Rino [1910-1990];
2. ANDREIS, Ettore [1860-1928];
3. ARNAUDON, Gian Giacomo [1829-1893];
4. AVENATI BASSI, Beatrice (detta Bice) [1890-1969];
5. BALDRACCO, Giacinto [1867-1936];
6. BRAVO, Giuseppe Antonio (vedi sezione Prof. G. A. BRAVO);
7. BRUNELLO, Franco [1913-1992];
8. CASABURI, Vittorio [1881-1939];
9. I FRATELLI DURIO [Giacomo (1856-1900); Secondo DURIO (1865-1934)];
10. GRANSSER-BRUCKHARDT, Augusto [1876-1960];
11. GARELLI, Felice [1869-1936];
12. GUSTAVSON Karl Helmer [1896-1973]
13. LA LANDE Joseph Jerôme [1732-1807] (vedi sezione omonima);
14. LEPETIT, Robert Georges [Basilea 1842- Garessio 1907];
15. LEPETIT, Roberto [Ginevra 1865- Milano 1928];
16. NADA PATRONE Anna Maria [1931-2002];
17. PROCTER, Henry Richardson [1848-1927];
18. RAMPICHINI, Francesco [1878-1938]
19. ROSETTI, Giovanventura (o G. ROSSETTI);
20. SCHIAPARELLI, Cesare [1859-1941];
21. SIMONCINI, Enrico [1895-1990];
22. SIMONCINI, Alberto [1924-2008];
23. STIASNY, Edmund [1872-1965]
24. ZAMPIVA, Fernando [1948-2005].



Airoldi, Rino (1910-1990)


Rino AIROLDI nasce a Soriso (Novara) il 18 marzo 1910.
Si laurea in Chimica presso l’Università di Torino, allievo di Felice GARELLI e di Giulio NATTA. Fu assistente straordinario presso l’Istituto di Chimica Industriale e Organica del Politecnico di Torino, poi assistente straordinario presso l’Istituto di Merceologia della “Facoltà di Economia e Commercio dell’Università” di TORINO. Diventò assistente ordinario il 1° luglio 1939 e il 29 ottobre 1942 assistente ordinario con qualifica di aiuto.
Nel contempo insegnò per incarico anche, per vari anni, presso il R. Istituto Nazionale per le Industrie del Cuoio di TORINO. Conseguì la libera docenza, regolarmente confermata, in Merceologia nel 1948 e rimase con qualifica di aiuto, a TORINO, fino al 1963, anno in cui vinse il concorso per la Cattedra di “Merceologia dell’Università” di TORINO. Fu ordinario nel 1966. Oltre ad altri incarichi, l’attività scientifica del Prof. AIROLDI è raccolta in cinquantasette pubblicazioni scientifiche originali.

I suoi scritti.

Ricerche nel campo della chimica e della merceologia conciaria. Questo gruppo di lavoro ha destato interesse ed è stato largamente recensito in Italia e all’estero. Citiamo soltanto ”Il meccanismo di azione degli oli sulla sostanza dermica”; “Ricerche sulla fissazione dei prodotti di trasformazione degli oli animali marini sulla sostanza dermica”; “Contributo alla conoscenza della concia all’olio; Ricerche sul cuoio conciato con acroleina” “Lo studio del Collagene ai fini conciari con l’ausilio del microscopio elettronico” e” Gli ultimi sistemi di concia e le caratteristiche dei prodotti ottenuti”. In precedenza il prof. AIROLDI aveva già pubblicato “Le caratteristiche merceologiche dello scamosciato” e “Ricerche merceologiche sullo scamosciato di camoscio (Rupicapra europea L.).

Ricerche nel campo delle pelli. Citiamo i lavori; “(Acidi nucleici e collagene nelle pelli bovine: un criterio per stabilire l’età dell’animale”. ”Determinazioni degli acidi nucleici nel derma bovino mediante il dosamento del fosforo”;” Gli acidi nucleici nelle pelli bovine” Estrazione e determinazione del fosforo nucleico nel derma” “Determinazione del fosforo, in presenza di silicati, nella valutazione quantitativa degli acidi nucleici” Queste ed altre ricerche furono eseguite in collaborazione del prof. Luciano Cerè e del dott. Franco PERCIVALE.

Il prof. AIROLDI si interessò anche dell’inquinamento e dei problemi dell’ambiente.; in collaborazione con il Prof. Luigi DEL PEZZO pubblicò un lavoro dal titolo: ”La situazione dell’ambito e delle pelli e del cuoio” I consumi di concianti e di ausiliari nelle concerie italiane e la presenza di questi o dei loro prodotti di trasformazione degli scarichi”. Ed in collaborazione con altri professori e tecnici diede alle stampe, editore S.I.P.I. (Servizio Italiano Pubblicazioni Internazionali-Roma) un volume intitolato “Criteri di smaltimento dei rifiuti solidi e fanghi industriali sul terreno”.

Occorre ricordare che il Prof. AIROLDI -Fece una relazione riguardante l’industria conciaria presentata per il “Chromium substitution study- Final report for Italy” studio per la direzione XII della CEE-Settembre 1979, col titolo “Possibilità di ridurre il consumo di composti del cromo nell’industria conciaria in Italia”, poi pubblicata sulla rivista ”La conceria e le manifatture delle pelli”, n.° 25 del 26 giugno 1980;
-collaborò al VILLAVECCHIA - EINGENMANN, “Nuovo Dizionario di merceologia e Chimica Applicata” in sette volumi edito da U. Hoepli di Milano e, per la Merceologia, al “Grande Dizionari Enciclopedico” terza edizione, in venti volumi, edito dalla UTET di Torino.

Il Prof. AIROLDI fu Accademico ordinario dell’Accademia di Agricoltura di Torino, Socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino e socio onorario dell’Associazione Italiana dei Chimici del Cuoio, Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte (1986) ed infine Professore Emerito. Muore in un tragico incidente nel 1990.

(da Augusto Marchesini Accademia di Agricoltura Torino. Adunanza del 13 dicembre 1991)



Andreis, Ettore (1860-1928)



Ettore Andreis nacque nel 1860 a Desenzano del Garda. Suo padre Francesco era segretario del Comune e voleva indirizzarlo agli studi. L’indocilità del ragazzo, la volontà di operare, l’amore per la musica (scrisse anche un inno alla conceria) lo distrassero dagli studi e pertanto andò a lavorare alla Conceria Bima di Desenzano.
Dalla Bima nel 1883 passò alla Conceria Capretti di Brescia quale vicedirettore prima, direttore poi e già nel 1883 si guadagnava una prima medaglia, conferitagli dalla Società Operaia di Brescia per l’insegnamento serale degli operai cui si dedicava.
Nel 1895 passò a dirigere la grande Conceria Gilardini di Torino, una delle maggiori in quel tempo in Piemonte [in Piemonte nel 1876 esistevano 176 concerie], dove ebbe modo di sviluppare sempre più, in uno stabilimento, le sue conoscenze nell’arte della concia.
A Torino nel 1898, in occasione dell’Esposizione Internazionale  si fa notare come studioso ed uomo di grande senso pratico: viene nominato segretario della Sezione Cuoio e Pelli ed è premiato con una medaglia d’oro.
In occasione dell’Esposizione Internazionale (1898) si tenne il Primo Congresso dei Conciatori Italiani, ed Andreis ventottenne sostiene che il giornale da lui fondato diventi l’organo ufficiale dell’industria e getta le prime basi della Scuola di Conceria, facendosi alfiere della grande iniziativa.”Io avevo fede nel divenire dell’industria, scrive nelle memorie postume, comprendere che senza giorrnale e senza scuola l’ascesa non sarebbe stata possibile, eppure fui pressocchè deriso dai piu”.
Ed inizia a Torino fin d’allora la Scuola Serale degli operai convinto che se fra i dirigenti vi era indolenza e misoneismo (avversione alle novità), le maestranze evolute avrebbero determinato un progresso dal quale anche i dirigenti sarebbero stati trascinati. Era anche questa una maniera di portarsi avanti per chi sapeva volere intensamente: si doveva riuscire ad ogni costo. E nel frattempo divulgava le discipline scientifiche, che sarebbero state poi la base della moderna industria, i cui sistemi preadamistici dovevano essere superati. Già aveva destinata una mirabile relazione della sezione pelli presentata alla Esposizione del 1908, ed altra doveva presentare nel 1911, in cui tutto un programma era tracciato. Traduceva autori tecnici stranieri ed iniziava quel complesso di studi che poi trovarono sede nella Biblioteca del Conciatore da lui fondata, il cui primo volume risale al 1900.
Nel 1908 lascia la direzione della Conceria Gilardini per dedicarsi maggiormente ai suoi studi prediletti: sdegna ottime proposte che gli vengono fatte da parecchi industriali, si occupa per breve tempo di macchinario e visita all’uopo tutte le concerie italiane per promuoverne in esse l’introduzione. Anche l’industria conciaria era un problema di scienza e di macchne: i vecchi sistemi dovevano essere abbandonati. Si iniziava in quei tempi l’impiego degli estratti tannici che dovevano sostituire le scorze e le vallonee. L’industriale conciario Secondo Durio inventava il sistema di concia rapida colle botti giranti (gli antenati dei moderni bottali); tutta una rivoluzione era in atto. ed Andreis, che ne era stato il precursore doveva essere il più ardente fautore ed il maestro ascoltato.
Innumerevoli sono le concerie italiane che modernizzarono i propri impianti mercè i suoi insegnamenti, né vi ha trasformazione che non abbia Andreis come consigliere.
Nel  1910 guadagna il premio Saymour Jones, il primo assegnato in Italia a studiosi dell’industria, onorificienza ambitissima da tutti i cultori delle discipline conciarie. Del grande chimico inglese, di cui aveva tradotte le opere, diventa poi intimo amico.
Entrati nel 1915 nel conflitto mondiale, l’Andreis è chiamato come consulente del Ministero della Guerra e nel 1917-18 diresse l’ufficio delle calzature nazionali, portandovi il suo sapere e la sua pratica, concorrendo un poco a rendere vitali gli organismi tecnici governativi che si riferivano all’approvvigionamento delle calzature per i civili.
Per questa sua grande opera fu nominato Cavaliere al Merito del Lavoro ed in seguito Commendatore e Grand’Ufficiale, titoli a cui egli teneva non per vanità, ma perché frutto del suo indefesso lavoro e delle sue opere. Nel 1927 celebrò il suo cinquantesimo anno di lavoro tutto dedicato  alle industrie della concia e la conferenza da lui tenuta “Mezzo secolo di storia dei progressi delle Industrie del Cuoio” era la storia dei suoi cinquanta anni di fede, di studi e di lavoro infaticabile. Desenzano, la sua città natale dove si era ritirato per dedicarsi ai suoi studi, lo volle Sindaco.
E come l’abbiamo visto educatore degli operai, fu e si conservò fino all’ultimo giorno educatore dei giovani che spronava alle discipline predilette. La sua villa  di Montecroce era un po’ come il cenacolo dell’industria a cui tutti traevano, come ad un santuario, e per tutti aveva un consiglio ed un aiuto, poiché l’uomo che celebriamo era buono e generoso, di quella bontà che innalza lo spirito, che conforta e che fa amare la vita.
Era membro e Vice Presidente dell’Associazione dei Chimici dell’Industria del Cuoio, che aveva sede a Londra, Presidente della Federazione Internazionale degli Allievi delle Scuole Conciarie Europee, direttore della rivista La Conceria; ideatore e propugnatore della R. Scuola di Conceria di Torino (diventata poi ITIS G. Baldracco).
Morì a Desenzano del Garda il 12 giugno 1928.
(Bibl. La Conceria 29 Giugno 1928; cfr. La Conceria anno XVI n. 328, 5 gennaio 1908, p. XIX e n. 350, 5 dicembre, p.466, U.R.I.C. Unica Rassegna Italiana Calzature, n.10, autunno 1928; L’Eco delle Industrie del Cuoio anno IV n. 39, 19 novembre 1930, pag 26)


Arnaudon, Gian Giacomo (1829-1893)




Nacque a Torino nel genn. del 1829 da Luigi, proprietario di una piccola manifattura di pelli, dove lavorò fin da ragazzo nelle manipolazioni di conciatura e tintura, mentre come autodidatta si formava una buona cultura chimica. Nel 1852 Ascanio Sobrero lo chiamò nel proprio Istituto, dove si distinse tanto che nel 1855 Camillo Conte di Cavour lo inviò a Parigi per l’Esposizione Universale  e lo raccomandò a Michel Eugène Chevreul (1786-1889), che lo assunse nella manifattura di Gobelins prima come allievo e poi come assistente. Nel 1857 fondò, insieme con altri pochi giovani chimici, la “Societè chimique de Paris” (oggi de France), divenuta in seguito una delle più vaste e autorevoli associazioni scientifiche francesi, e ne fu il primo presidente.
Richiamato a Torino nel 1859, fu nominato direttore dei lavori  chimici dell’Arsenale della città e l’anno successivo Prof. di Chimica Tintoria nell’Istituto Tecnico cittadino, appena costituito.
Ma la sua passione di studioso fu rivolta allo studio delle materie prime o “Scienza dei prodotti utili e immutabili” a cui dette il nome di Merciologia e nel 1860 fondò il “Museo Merceologico di Torino”, che diresse per tutta la vita. Fu socio dell’Accademia di Agricoltura di Torino. Si occupò di Concia e di Materie Concianti, di Merciologia e del Museo Merciologico, di Esposizioni Industriali e di pubblicazioni d’economia sociale e di istruzione. Notevoli sono le sue ricerche degli anni 1857-58 sul legno d’amaranto e sul legno lapacho o taigu  del Paraguay, con la scoperta di un nuovo acido (Ac. lapacico, ac. taigu, tecomina) in esso contenuto e del quale determinò le principali proprietà.
Lasciò parecchie decine di scritti, tra i quali citiamo: Recherches sur un nouvel acide extract de bois de taiga du Paraguay, in Comptes rendus de l’Acadèmie des Sciences de Paris XLVI (1858), pp.1152-1156 ; Recherches sur les bois d’amarante, ibid. 1152-1156; Recherches sur les bois d’amarante, ibid., XLVII (1858) pp.32-38 ; Sulle esposizioni industriali, Torino 1820; La merciologia, origine, scopo e attinenza di esse colle scienze naturali ed economiche, Torino 1874; Delle piante ad alcaloide giallo. Classificazione, coltivazione ed usi ed in specie nell’arte tintoria, in Annali d. R. Accademia  di Agricoltura di Torino, XIX, (1875), pp. 321-333; Introduzione al corso di merciologia o scienza delle merci, Torino 1892. Muore a Vico Canavese il 1° ottobre 1893.
(M. Gliozzi da Dizionario Biografico degli Italiani- Istituto della Enciclopedia Treccani)



Avenati Bassi, Beatrice (detta Bice) [1890-1969]



Nata a Torino l’8 maggio 1890, si era laureata in Chimica e Farmacia a pieni voti e lode presso l’Università di Torino. Docente dal 1916 nell’allora “Regia Conceria Scuola Italiana” ha continuato nelle sue funzioni per ben 40 anni fino al 1956 presso il R. Istituto del Cuoio e Derivati “G. Baldracco” di Torino. Ordinaria di Microscopia e Microbiologia Conciaria. Alla Sua infaticabile attività di scienziata, di ricercatrice e di docente, sono legati numerosissimi lavori di notevole interesse scientifico e tecnico, realizzati nei laaboratori di Microscopia e Microbiologia dell’Istituto. Molto conosciuta ed apprezzata nell’ambiente conciario italiano e straniero, ha partecipato a numerosi congressi internazionali ed ha mantenuto costantemente contatti con personalità scientifiche del settore, imponendosi per la sua vasta cultura e per la conoscenza della materia. Medaglia d’oro al merito della Pubblica Istruzione. Autrice di parecchi articoli e del volume: Microscopia e Microbiologia Conciaria. per i tipi di Levrotto&Bella Torino. Muore nel 1969.



Baldracco, Giacinto (1867-1936)



Nato nel 1867 si laurea in Chimica Pura a Torino nel 1891, completò i suoi studi ad Heidelberg, assistente dei Prof. Victor Meyer e Kraft. Più tardi insegnò al Politecnico di Torino e alla “Scuola dei Tessili e Tintori” di Prato.
Nel 1902 fu chiamato a dirigere la R. Scuola di Conceria di Torino (che in suo onore diventerà ITIS “G. Baldracco”, e ne rimase Direttore dal 1902 al 1935. Sotto la sua direzione la Scuola Conceria raggiunse efficienza e fama tali da equipararla ai migliori istituti del genere esistenti in Europa. Nel campo della scienza applicata all’industria conciaria divenne un’indiscussa autorità. Autore del volume: Lezioni sulla Tecnologia della Concia e Materie Coloranti (Torino 1921). Muore il 4 febbraio del  1936.
[La Conceria anno XVI, n. 332, 5 marzo 1908, p. 95, anno XVI, n. 328, 5 gennaio 1908, p. XIX,X, Rivista Italiana del Cuoio dei Pellami e della Calzatura, anno V, n.11, novembre 1930, p.26.
 e il necrologio apparso su: Le Cuir Tecnhique n.°4; 2-2-1936]



Bravo, Giuseppe Antonio
(vedi sezione Prof. G. A. Bravo)



Brunello, Franco [1913-1992]
Nato a Vicenza  nel 1913. Laureato in Chimica a Padova nel 1936, operò come chimico tintore e poi direttore di laboratorio chimico in una grande industria tessile. Dal 1953 è libero professionista e insegnante di Chimica Tintoria negli Istituti Tecnici. Dal 1974 è libero docente di storia della Chimica nell’Università di Padova. Nel 1971 e 1972 ha tenuto corsi di storia dei colori nell?Università Internazionale dell’Arte di Firenze e di Venezia.
Ha compiuto analisi di prestigiosi tessuti antichi, tra cui le vesti di Bartolomeo Colleoni e di Cangrande della Scala. Membro di Accademie e Istituti culturali, collaborando a diverse riviste tecniche e scientifiche e ha pubblicato varie opere di Chimica analitica e di Storia della Chimica.
Nel 1977 pubblica a Vicenza: Concia e tintura delle pelli nel Veneto dal XIII al XVI secolo; nel----  Storia del cuoio e dell’arte conciaria, dove riporta lo scritto di concia delle pelli di Giovan Battista rosetti, facente parte del Plictho. Muore a Vicenza il 16 03 1992.


Casaburi, Vittorio (1881-1939)




Nato a Salerno il 4 nov. 1881 da Enrico e Maria Abbondati. Conseguì nel 1903 il diploma di Chimico Tecnico (Dipl. Technischer Chemiker) nel Politecnico Federale di Zurigo; nel 1904 frequentò in Inghilterra la sezione “Industrie del Cuoio” dello “Yorkshire College” di Leeds sotto la guida di Henry Richardson Procter, conseguendo il diploma speciale per l’industria del cuoio. Nell’anno 1905 Egli si laureò in Chimica Pura presso l’Università di Genova e in quello stesso anno tornò a Londra come assistente per l’industria del cuoio (London Leather Industries Laboratory, Herolds Institute), diretto dal prof. Parker. Si trasferì in seguito negli Stati Uniti, presso la “Ford Morocco & C.” di Washington, dove giunse ad avere responsabilità di vicedirettore, e poi in Germania, presso la Badische Anilin- und –Soda- Fabrik (BASF) di Ludwigshafen s/Rh.
Nel 1911 il C. vinse il concorso per direttore della R. Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle Materie Concianti, alla quale da allora in poi avrebbe dedicato tutta la sua attività. Sotto la sua guida la Stazione fondata a Napoli nel 1885 per affiancare e migliorare l’industria conciaria e guantaria, per lo più accentrata in Campania, si trasformò, potenziata e ingrandita, in istituto di interesse nazionale prima e internazionale poi, grazie anche alle personali conoscenze acquisite dal C. nei suoi soggiorni all’estero. Nel 1923 il C. dette inizio alla pubblicazione del Bollettino Ufficiale della R. Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e delle Materie Concianti (dopo intitolato Cuoio, Pelli, Materie Concianti), di cui fu condirettore con Giacinto Baldracco, direttore della sezione di Torino della Stazione Sperimentale; fu anche direttore responsabile del relativo  Supplemento Tecnico, pubblicato fino al 1935. Da tale data, dopo la morte del Baldracco, avvenuta nel 1936, fu unico direttore e responsabile  del Bollettino.
Il C. morì a Napoli il 20 dicembre del 1939.
L’attività di ricercatore e di tecnico del C. ebbe una notevole importanza ed influenza in un settore, quello conciario, tradizionalmente legato a tecniche e metodi poco mutati nel corso degli anni, e in un ambiente a quei tempi scarsamente ricettivo ad ogni  modifica o cambiamento. Gran parte del suo lavoro e dei suoi scritti ebbe lo scopo dichiarato di aggiornare i tecnici di conceria. Apparsi in un periodo di rivoluzione delle tecnologie conciarie, tali scritti favorirono l’introduzione di innovazioni che trasformarono una attività prevalentemente artigianale in industria vera e propria; basti pensare che nell’arco di tempo in cui il C. operò, divenne attuale e cominciò ad avere generale applicazione la concia minerale al cromo.
in questa prospettiva  e con questi scopi il C. pubblicò il Dizionario teorico-pratico dell’industria del cuoio (Napoli 1923) e gli Elementi di Chimica applicata alle industrie del cuoio (Napoli 1935).
Di importanza generale sono anche il manuale Hoepli Concia e tintura delle pelli (Milano 1913) e una serie di studi da Lui condotti sotto l’impulso della politica autarchica del momento per cercare di migliorare e rendere di pratica applicazione la concia con sali di ferro e per la razionale utilizzazione della pelle e del pelo di coniglio, con il quale riuscì a produrre filati e un tessuto da lui battezzato tessuto-pelliccia (1939).
Si applicò con eguale successo anche ad altri settori, in particolare all’agricoltura, studiando, per esempio, l’azione della germinazione e sulla disinfestazione dei semi di certi sali di mercurio dell’acido metilendinaftolsolfonico e degli acidi lignometilendinaftolsolfonici; [cfr. Industria chimica, V (1930), pp.1251-1260], l’uso di tannini sintetici come disinfestanti del grano da semina e l’utilizzazione come concime di prodotti derivanti dalla lavorazione della cellulosa. Tali studi, oggetto di varie pubblicazioni, furono raccolti nella monografia La scienza conciaria per la battaglia del grano (Torino 1930).
Molte sue scoperte e numerosi suoi metodi furono oggetto di brevetto in Italia e all’estero, ma ciò non a fini di lucro, bensì al solo scopo, come egli stesso dichiarò, di “stabilire la priorità italiana”, lasciandone peraltro completamente libera l’utilizzazione. Citiamo, tra gli altri, “Perfezionamenti al trattamento del pelo per renderlo filtrabile e tingibile (tre brevetti, 1938), “Miglioramenti della concia con sali di alluminio” (1936-37-39), “Prodotto di depilazione delle pelli ed allattamento” (1939). Insieme con il suo assistente Enrico Simoncini il C. mise  a punto e brevettò (1926) una serie di tannini artificiali derivati dalle liscivie alcaline della lavorazione del legno, i “Concianti Alfa”, “Alfa C”, “Alfacromo”, Alfa NK”, ecc., da alcuni dei quali ottenne poi i sali di mercurio per la disinfestazione dei semi, di cui si è fatto cenno.
Tra i numerosissimi suoi scritti, tutti pubblicati a Napoli, ricordiamo, oltre ai già citati: nel 1916 Pellicce lavabili e pellicce impermeabili, studi ed esperienze di notevole interesse, tenuto conto delle limitate conoscenze chimiche e tecniche del tempo in questo campo; nel 1918 i primi studi sulla concia con sali di ferro, successivamente ripresi, ampliati e perfezionati; nel 1930 il volume Concia e tintura delle pelli agnelline per guanto, comprendente anche utili nozioni sulle caratteristiche specifiche e sui possibili difetti delle pelli di agnello di diversa provenienza; nel 1929, con la collaborazione di I. Cantarella, Miglioramenti e progresso nella concia rapida in Boll. uff. d. R. Stazione Sperim. per l’ind. delle pelli, VII (1929), pp. 89-98, 113-124, 137-154, 141-268, studio molto importante per la messa a punto di un più moderno sistema di concia al vegetale. Nel 1936, in collaborazione con Enrico Simoncini, suo successore nella direzione della Stazione Sperimentale, pubblicò uno studio di considerevole interesse storico su un nuovo tipo di concia, Concia al wolframio (tungsteno), ibid., XIV (1936), pp.1-12, e Conce combinate al tungsteno (wolframio), ibid., pp.78-85. Nel 1937 pubblicò  Valorizzazione  di pelli vive e morte, una monografia tendente a divulgare i metodi più semplici ed efficaci per ottenere pelli grezze di buona qualità; nel 1938, sempre a Napoli, il Riassunto delle lezioni di tecnologia del cuoio, e Metodi di analisi e ricerche delle industrie del cuoio. partecipò inoltre attivamente alla elaborazione di metodi e tecniche ufficiali per la determinazione di alcune caratteristiche del cuoio con: Proposta di controllo della solidità di tintura di cuoio e pelli, nel suppl. tecnico, X (1935) del Boll. uff. d. R. Staz. sper…. pelli pp. 81-85, Metodo per accertare il grado di stabilità di una suola, insieme con C. Corradini, ibid. XIV (1936), pp. 345-356, e Proposta di determinazione del peso specifico reale del cuoio vegetale, ibid., XVI (1938), pp.149-172.
Il Casaburi cercò inoltre di valorizzare alcune possibili fonti di materie concianti in Italia, come i semi di carruba, scarti di lavorazione dell’industria del legno e dell’industria sarda del sughero, il sommacco siciliano.
Numerosi sono infine i suoi studi su tutti i problemi dell’industria conciaria: dalla lotta contro il tarolo (mise a punto un unguento che si dimostrò molto efficace) alle pelli grezze, al rinverdimento, alla depilazione, ai concianti vegetali e sintetici (una novità per quei tempi) fino alla rifinizione e alla tintura del cuoio e delle pellicce.
BIBL.: Necrol. di Enrico Simoncini, in La Chimica e l’industria, XXII (1940), p. 40, e necr. in La Chimica, XVI (1940), p. 98. Cfr. la raccolta del  Boll. uff. della R. Staz. Sper. per l’Industria d. Pelli, voll. I-XVII (1923-39), e del relativo Supplemento tecnico, voll.I-X (1926-35).
(da: Dizionario Biografico degli Italiani- Istituto della Enciclopedia Treccani)



I Fratelli Durio [Giacomo (1856-1900) e Secondo Durio (fu Giovanni) (1865-1934)]



Foto di Secondo Durio, fu Giovanni

Nel 1870 Giacomo e Secondo Durio, conciatori  di Torino, sperimentarono un procedimento di concia veloce. Per stabilire fra la pelle e la sostanza conciante un legame il più intimo possibile, introdussero l’uso di un bottale nell’operazione di concia. I bottali piemontesi erano azionati da una ruota idraulica. Questo sistema sarà ripreso e migliorato dalla generazione seguente dai fratelli Durio,  titolari della conceria “Fratelli Durio” che lo brevettarono nel 1891. Con questo procedimento le pelli pesanti di bue venivano conciate in 24 ore. Vivamente contrastato al suo esordio questo sistema ha conquistato il mondo intero.


Gansser-Burckhardt, Augusto (1876-1960)




Nacque, primogenito di August Gansser e Margareta Weitauer, il 16 marzo 1876 a Milano, dove trascorse i primi anni della sua giovinezza, insieme con i suoi due fratelli. Suo padre, commerciante, aveva costituito a Milano, assieme a Robert Lepetit e Albert Dollfus, un’azienda per la produzione  di tannino, che più tardi divenne la ditta “Ledoga” (acronimo di Lepetit, Dollfus, Gansser), di cui fu fino alla morte, il fedele Presidente del Consiglio di Amministrazione.
Conseguta la maturità a Basilea si inscrisse  al corso di Chimica presso il Politecnico Federale di Zurigo, da dove uscì nel 1900 col titolo di Ingegnere Chimico. Dopo soggiorni in Lussemburgo e in Inghilterra, tornò in Italia e si occupò, per dodici anni, della direzione della fabbrica di tannino di Garessio (prov. di Cuneo) e per due anni, della collegata fabbrica di Firenze. Nel 1913 pubblicò il Manuale del conciatore presso l’editore U. Hoepli, che fu tradotto in diverse lingue.
Durante la prima guerra mondiale prestò servizio come capitano di artiglieria e aiutante di brigata, trovando spesso occasione di spostarsi dalla frontiera a Milano. Vi capitò nel 1916, anno in cui incontrò Lola Burckhardt, con la cui famiglia, nel giro della comunità svizzera di Milano, la sua aveva fatto da tempo amicizia. Si sposarono nel 1916. L’anno seguente si trasferirono a Basilea e, in Grellinger Strasse 77, costruirono una ospitale casa, in cui regnavano spirito e allegria e dove il padrone di casa non disdegnava di lavorare come carpentiere o come decoratore. Nella stimolante armonia di questa casa, trovarono la felicità i genitori, il figlio e le due figlie. Nella vecchia scuderia, all’interno del giardino, il dott. Gansser installò il suo studio e un laboratorio, luogo di timore e di meraviglia per i figli e i nipoti, quando era loro permesso entrarvi. Li teneva, con la sua bella grafia, la sua vasta corrispondenza e redigeva le sue conferenze e le sue pubblicazioni, quali ad esempio quelle sulle mosche del tarolo (Hypoderma bovis, Hypoderma lineatum) o quelle relative alle sue scoperte archeologiche di reperti di cuoio.
Là, con ricerche eseguite personalmente tra i campi e le colline dell’antica città romana di Vindonissa (l’attuale Windisch) e di altri luoghi in patria e all’estero, scoprì e riprodusse i metodi di lavorazione di antichi oggetti in cuoio. In tal modo poté ricostruire, ad esempio, la montura [divisa, uniforme] in cuoio dei legionari romani.
Nel suo quieto gabinetto di lavoro preparava le sedute ai congressi delle numerose commissioni e associazioni, patrie e straniere, di una parte delle quali era presidente e di alcune delle quali era stato egli stesso fondatore. Là lavorava per l’unione delle concerie svizzere, per la Commissione Svizzera sui Danneggiamenti delle Pelli, per l’Unione Internazionale dei Chimici del Cuoio, per l’Associazione delle Iniziative Culturali e Scientifiche in Italia, per le Associazioni Archeologiche, e là terminò la sua carriera come Maestro della Corporazione dei Conciatori; di là diresse la milizia cittadina e l’unione patriottica svizzera.
Il suo rapporto con la natura e la vita era immediato, il gusto per i viaggi grandissimo. Anno dopo anno, fino all’ottantina, si dedicò all’osservazione e allo studio della biologia dell’Hypoderma bovis e dell’Hypoderma lineatum, lavorando instancabilmente nella lotta contro tali strane mosche.
Grazie a tali studi sull’Hypoderma, nel 1944 venne insignito della laurea in Medicina Veterenaria honoris causa, dall’Università di Berna.
Negli anni in cui la maggior parte dei suoi coetanei cerca di trascorrere l’ultimo periodo della vita in passatempi, gli fu affidata la Presidenza del Consiglio di Amministrazione della Ledoga, della Fornace Passavant-Iselin e della Banca del Gottardo. Assunse queste cariche in aggiunta alle sue molteplici attività, non come una sinecura, ma con il pieno impegno delle sue forze, consapevole della sua responsabilità.
(da Das Leder, II, 72 (1959); traduzione dal tedesco di Silvio Maffè).


Garelli, Felice (1869-1936)



Allievo di Ciamician, fu Professore di Chimica Industriale al Politecnico di Torino; compì ricerche di crioscopia, sulla Concia allo zirconio; Concia con i sali di cerio; et coetera e in altri campi. Fu collaboratore della “Nuova Enciclopedia di Chimica” di Icilio Guareschi. Muore nel 1936.
[da L. Mascarelli Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 74, 519 (1938-1939)].



KARL HELMER GUSTAVSON [1896-1973]




Il chimico conciario svedese Karl Helmer GUSTAVSON morì all’ età di 77 anni, durante un intervento chirurgico, l’ 11 febbraio 1973. Con lui scomparve uno studioso che per quasi un cinquantennio si dedicò alla ricerca nel campo della scienza conciaria, facendola progredire con una quasi incalcolabile quantità di studi teorici e sperimentali.

K. H. GUSTAVSON nacque a Örebro, in un giorno di mezza estate del 1896. Sin dai primi anni di scuola mostrò un evidente interesse per le scienze naturali, soprattutto la chimica, ma il suo sogno di studiare chimica presso l’ Università di Uppsala non poté avverarsi. La guerra e le condizioni economiche lo costrinsero (1914) ad un modesto corso pratico di tecnica chimica, su un manuale riguardante la preparazione e la rifinizione del cuoio, che per lui agì come una molla decisiva. Da quel momento si dedicò unicamente alle sue ricerche preferite, riuscendo a far allestire un apposito laboratorio ad HÄLSINGBORG, che in seguito fu aggregato all’ Università Politecnica. Là poté aggregare a sé allievi e collaboratori, che contribuirono a diffondere, anche all’ estero, la sua reputazione. Vi lavorò fino alla fine degli anni ’60; l’ ultima pubblicazione che porta il suo nome come autore è del 1969.

Riconosciuto presto come buon chimico conciario, veniva spesso richiesto come consulente dall’ industria calzaturiera, quando si presentava qualche problema di carattere chimico. In tal modo, la chimica del cuoio e della concia divenne lo scopo della sua vita. L’ industria conciaria svedese, però, non era ancora così sviluppata da richiedere l’ impegno di un chimico, perciò GUSTAVSON nel 1920 si trasferì negli USA, dove fu assunto in una conceria per pelli al cromo, dapprima come semplice operaio, ma pochi mesi dopo come chimico in laboratorio. Nel 1933 rientrò in patria e, dopo un breve intermezzo come direttore d’ azienda in un calzaturificio della sua città natale, Orebro, fu assunto dalla grande conceria svedese di pelli al cromo C. J. Lundberg, nel Valdemarksvik, come capo chimico e direttore tecnico.

L’ attività di GUSTAVSON come collaboratore nell’ azienda di lavorazione di pellami terminò nel 1948, quando il laboratorio di ricerca di HÄLSINGBORG, di cui nel 1933 era stato nominato direttore il professor STIASNY esule dalla Germania, ebbe bisogno di un nuovo direttore. Per questa carica, l’ industria svedese delle pelli propose GUSTAVSON, che era già riconosciuto anche internazionalmente come ottimo chimico conciario e vantava già una stupefacente quantità di pubblicazioni scientifiche. L’ industria svedese aveva inoltre il vantaggio che il successore di STIASNY pubblicava le sue ricerche in svedese.

Fin dal 1923 fu tra quelli che volevano portare la conoscenza scientifica anche nel campo della concia e a tale scopo contribuì notevolmente con un suo studio, di 25 fitte pagine, dal titolo Alcuni problemi della concia al cromo, alla luce della teoria di Werner (JALCA 1923) in cui venivano spiegati, pur se in modo sommario, i concetti di complessi di coordinazione, che lo avrebbero occupato per tutta la sua vita. Il professor STIASNY lesse questa pubblicazione con grandissimo interesse e dispose subito la stesura di una dettagliata recensione su Collegium (1924). In tale recensione, STIASNY sollevava alcune critiche, a cui GUSTAVSON, che allora si trovava in USA, rispose dando inizio ad una corrispondenza che si protrasse fino a che nell’ estate del 1927 attraversò l’ Atlantico e andò a trovare Stiasny nell’ Istituto di Darmstadt. Qui ebbe luogo un indimenticabile dibattito, seguito da un pubblico di studenti e tecnici teso e attento, che contribuì non poco a portare nuova luce sulla conoscenza dei complessi di cromo.

Partì da quel momento il fiume di pubblicazioni di GUSTAVSON, scritte in genere in inglese, anche se talvolta un po’ lontano dal corretto inglese classico. I suoi lavori furono pubblicati su entrambe le riviste anglosassoni di chimica conciaria, tradotti o anche solo recensiti, su Collegium e, più tardi, su Das Leder. Negli anni della seconda guerra mondiale e in quelli immediatamente successivi i suoi scritti vennero pubblicati sulla rivista Svensk Kemisk Tidskrift. Come già accennato, quasi tutti questi suoi scritti miravano a investigare il comportamento dei vari ioni nei cromo-complessi, a ricavarne conclusioni di significato universale e a rendere la materia comprensibile alla vasta cerchia dei suoi lettori. Sempre in quegli anni rientra la compilazione dei suoi notissimi manuali in lingua svedese.

Nel 1948 tornò all’ Istituto di Darmstadt, dove tenne una conferenza (pubblicata sul 4° fascicolo di Colloquiumsberichte) molto seguita ed acclamata dagli ascoltatori, che, oltre che il contenuto tecnico-scientifico, apprezzarono molto il suo gesto, tendente a ripristinare un rapporto di amicizia interrotto al tempo del nazismo e della guerra.

Le sue opere principali sono le due monografie, uscite entrambe nel 1956: La chimica dei processi conciari e Le reazioni chimiche del collagene. Entrambi i libri, di 700 pagine complessive, furono tradotti e stampati in USA da uno dei principali editori di testi scientifici. Essi indicano il grado di conoscenza posseduto nei primi anni ’50 e sono un compendio quasi completo della letteratura relativa all’ argomento. Allo stesso filone appartengono anche il manuale, di oltre 100 pagine, Teoria e pratica della concia al cromo e i suoi lavori sperimentali, che portarono al decisivo chiarimento delle reazioni che avvengono tra la sostanza dermica e i prodotti conciari (sia inorganici, come i sali di cromo, sia organici, come i tannini), i coloranti, gli ingrassanti, ecc.

La grande quantità di tali lavori valse a conferire a GUSTAVSON stima e onori. Nel 1949 l’ Università Politecnica di Stoccolma lo nominò Ingegnere honoris causa (Dr. Ing. E.h.) e gli rilasciò il titolo di Professore onorario. Due Regie Accademie delle Scienze svedesi lo accolsero come membro e gli conferirono la medaglia d’ oro. Molte associazioni regionali di chimici del cuoio lo nominarono socio onorario. Il punto culminante della sua carriera fu la nomina a Presidente delle Associazioni dei Chimici del Cuoio (1955). Il suo libro sul collagene gli procurò molti inviti internazionali, per partecipare a congressi o a seminari dedicati alle ricerche sul collagene. Come massimo degli onori ottenne il conferimento delle Medaglia STIASNY, da parte dell’ Unione dei Chimici e dei Tecnici, del Cuoio (nel 1966 a Kassel, in occasione del suo compleanno).

Nella sua biografia non bisogna però dimenticare i momenti un po’ tristi, quali il suo rimpianto per non essersi potuto formare una famiglia, per la sua eccessiva dedizione alla ricerca scientifica. “La mia vita fu per molti decenni un continuo pensare e ruotare intorno alle teorie sulla concia, quasi come se fosse una fissazione mentale”, scriveva in una delle sue ultime lettere, e continuava “i maledetti complessi di cromo ha guastato una parte notevole della mia vita e non mi hanno concesso la possibilità di formarmi una famiglia e mantenere rapporti umani costanti”. Festeggiò il 75° compleanno con un sospiro di sollievo: “basta con la chimica del cuoio”; ormai in pensione volle occuparsi soltanto più di buona letteratura e della lettura delle biografie dei grandi scienziati e ricercatori.

K. H. GUSTAVSON aveva in tutto il mondo amici, che si mantenevano con lui in cordiale corrispondenza. Era per creare amicizia, cordiale, pieno di comprensione, costante nella bontà, disposto alla risata e sempre servizievole. Molti, alla fine della guerra, furono da lui aiutati con viveri o con libri, a seconda se le necessità erano materiali o spirituali. Questo è il ritratto del vichingo good old Gus, un eccezionale ricercatore scientifico, con tutti i suoi pregi e le sue amabili debolezze, nel ricordo dei suoi amici.

[24. Jahrgang, Nr. 3 Màrz 1973 Postverlags Darmstadt DAS LEDER] (Traduzione dal tedesco di Silvio MAFFÈ)


Lepetit, Robert Georges (Basilea 1842, Garessio 1907)
Lepetit, Roberto (Ginevra 1865, Milano 1928)



Cav. Uff. Robert Georges Lepetit





Gr. Uff. Prof. Roberto Lepetit



Per evitare confusione si fa notare che di Lepetit ce ne sono due: Lepetit, Robert Georges e suo figlio Roberto.

ROBERT GEORGES  nasce in Francia a Chauny (Aisne) nel 1942 da François e da Cèlestine Payen, genitori normanni, anch’egli chimico. Dopo aver studiato a Parigi, dove fu allievo e poi assistente del chimico Jules Thèophile Pelouze (1807-1867), ed avere avuto parte notevole nella installazione dei primissimi impianti per la fabbricazione della fucsina basica e del bleu di Lione  in Francia e in Inghilterra, fu nel 1862 chiamato presso una grande tintoria di Basilea per impiantarvi la fabbricazione dei due nuovi coloranti e del violetto imperiale, e quivi scoprì il bleu lumière, molto impiegato nella tintura della seta.
Durante il soggiorno di Basilea, Robert Georges Lepetit conobbe e sposò Climène Dollfus di Mulhouse, figlia dell’ingegnere civile J.G.Dollfuss, discendente di una dinastia imprenditoriale alsaziana che sin dalla metà del Settecento si dedicava alla tintura delle stoffe. Dal matrimonio nasce Roberto. Dopo la nascita di Roberto, la Sua famiglia si trasferì a Milano, dove Robert Georges, insieme al cognato Albert Dollfus, fondò la società “Lepetit e Dollfus”, per il commercio dei prodotti chimici e la rappresentanza delle prime fabbriche di colori artificiali tedesche e svizzere, e qualche anno dopo  ai due soci si unì Augusto Gansser che rimase, col Dollfus, a capo della casa “Lepetit, Dollfus e Gansser”, divenuta dal 1915 Società Ledoga a Milano, mentre Robert Georges Lepetit si trasferì in Piemonte, a Susa, dove impiantò una fabbrica di estratti per tinta e prodotti chimici, che sviluppò e dalla quale uscì il primo estratto di castagno destinato alla concia delle pelli. Nel 1871, a Susa, acquistò la coittadinanza italiana.
ROBERTO fu a contatto con la chimica fin dalla sua nascita, trascorsa fra Milano e Susa. Terminato l’Istituto Tecnico a Milano, passò a studiare chimica nel Politacnico di Zurigo dove insegnavano Victor Meyer, Georg Lunge,  Karl Heumann,  Arthur Hantzsch e Treadwell Frederick Pearson, conseguendovi nel 1885 il diploma di Chimico Tecnico; nel 1886 fu assistente e preparatore di Treadwell e nel 1887 ottenne la laurea di Dottore nella Facoltà di Filosofia di quella Università con una dissertazione Sull’azione delle tre nitrosobenzaldeidi con etere acetacetico ed ammoniaca, nella quale, estendendo la nota sintesi di derivati della piridina di Hantzsch, nel cui laboratorio il lavoro fu compiuto, ottenne dei derivati della lutidina (dimetilpiridina). Dopo un anno di permanenza nello stabilimento paterno a Susa, lavorò come operaio volontario in stabilimenti tintori in Francia, Svizzera, Germania e nella Polonia Russa acquistando una profonda conoscenza di tutte le applicazioni dei coloranti allora note; nel 1891 passò come chimico nel laboratorio scientifico di ricerche della Società Bayer e Erbelfeld e finalmente nel 1893 ritornò a Susa per dedicarsi completamente alla azienda paterna.
Sposò nel 1894 Henriette Berta ed a Susa nacquero i suoi due figli Lucrezia e Francesco. Nel 1898 per necessità di ampliamento lo stabilimento fu trasferito in provincia di Cuneo, a Garessio, dove il prof. Lepetit rimase fino al 1907, trasferendosi poi a Milano.
A Milano seguitò a dedicare all’azienda la maggior parte della Sua instancabile attività, creandovi nel 1910 il reparto farmaceutici, che attese a sviluppare con particolari cure, ed assumendo dopo la morte del compianto fratello dott. Emilio, che fu per Lui un grave colpo sia moralmente, sia per i nuovo obblighi che gliene derivavano- tutta la gestione dell’azienda, dal 1915 trasformata nella Società An. Ledoga Prodotti  Chimici e Farmaceutici, con gli stabilimenti di Garessio, Darfo e Albenga, e della quale fu prima consigliere delegato, attualmente Presidente.
La produzione scientifica e tecnica del Prof. Roberto Lepetit è meritevole di particolare attenzione. Essa è nota nel campo della chimica organica e comprende numerose pubblicazioni, parecchi brevetti, e talune ricerche inedite.
Dopo il lavoro di laurea sovra ricordato Egli pubblicò nei Berichte (abbr. di Berichte der deutschen Gesellschaft) e nella Gazzetta Chimica una nota sull’azione dell’ioduro d’azoto su alcuni fenoli, dalla quale ottenne taluni derivati iodurati dei fenoli, tra i quali il triiodofenolo. Una numerosa serie di lavori è nel campo delle materie coloranti, nel quale Egli venne ad acquistare una speciale competenza. Particolarmente interessanti sono le due diverse sintesi dell’indaco, una compiuta a Lodz presso la ditta Biedermann nel 1890, l’altra nel 1900. Secondo la prima- che fu poi detta sintesi di Heumann, perché Biedermann e Lepetit ne chiesero il brevetto tedesco alcune settimane dopo Heumann - ma per la quale essi riuscirono ad ottenere il riconoscimento della priorità scientifica - la  fenilglicina, da cui si passa poi all’indaco, viene ottenuta partendo dall’acido monocloroacetico e anilina. L’altra, più interessante, si riattacca ad altri lavori di Lepetit, ossia a quelli che diedero origine alla nevralteina, partendo da anilina, formaldeide e bisolfito sodico si ottiene un fenilaminmonosolfonato sodico, che trattato co cianuro di potassio dà origine al nitrile della fenilglicina. Questo metodo, descritto in un plico suggellato presentato alla Società Chimica di Mulhouse il 6 marzo 1900, fu brevettato dalla Badische nel 1901 ed è applicato in America dalla grande Società Du Pont de Nemours.
Il processo di preparazione dell’acido naftolsolfonico ideato mentre fu ad Erberfeld presso la Bayer, è un altro dei Suoi importanti lavori. Egli avendo trovato che parecchi derivati della naftilammina quando vengono trattati con bisolfito sodico scambiano il gruppo solfonico con l’ossidrile, dall’acido naftionico ottenne per azione del bisolfito l’acido naftolsolfonico di Neville e Winter, che prima si otteneva in modo meno semplice. La reazione, importante dal lato teorico, lo è altrettanto dal lato industriale, cosicché la Bayer acquistato il processo lo brevettò cedendone poi la licenza di fabbricazione alla Badische e alla AGFA. Tale metodo, che oggi è di dominio pubblico, è rimasto classico ed è oggi adottato in tutte le fabbriche d’Europa e d’America: nel 1921 Friedläender Paul, Professore di Chimica Tecnologica a Darmstadt ne rivendicò la priorità di Lepetit di fronte a Bacherer. L’azione contemporanea di bisolfito e formaldeide su basi organiche fu argomento di un’altra serie di ricerche, le quali lo portarono alla preparazione di molti derivati, fra i quali è degno di nota il sale metansolfonico, che si ottiene dalla fenetidina, noto sotto il nome di nevralteina e che si usa come antinevralgico.
Nel campo delle materie coloranti vanno ricordate le ricerche (1895) sull’azione dei sali di rame nella preparazione dei colori allo zolfo, per cui da paranitrofenolo e paraamidofenolo Egli ottenne il verde italiano: il metodo fu poi largamente applicato nelle varie fabbriche di materie coloranti e principalmente da Cassella. Preparò altri colori allo zolfo e vari colori azoici, alcuni dei quali trovarono applicazioni, altri no.
Interessanti sono poi le ricerche che riguardano l’azione del bisolfito sugli estratti vegetali coloranti e conciari, per cui ottenne sostanze coloranti gialle e brune; ricerche che ebbero una notevole importanza nel campo dell’industria degli estratti concianti. nel quale campo è degno di nota il procedimento, che risale al 1898 e che diede origine a vari brevetti, per cui adoperando come riducente l’acido solforoso si ottengono certe lacche di sali basici di cromo con estratti di campeggio ed estratti di legno rosso e giallo, che contemporaneamente conciano e tingono il cuoio. Dalla sostanza colorante dell’estratto di campeggio, l’ematossilina, per condensazione con formaldeide Egli ottenne un prodotto che fu messo in commercio col nome di almateina, e che è un antidiarroico e cicatrizzante di notevole efficacia.
Nelle altre ricerche a Lui si devono, come un nuovo metodo industriale di preparazione dell’acido gallico, la brasilina e l’ematossilina quali rivelatori fotografici, la preparazione di un macerante per concia, la quercitina della scorza di “pinus pinaster”, metodo generale di preparazione di nitrili aromatici, ed altre sulle quali sorvolo ma che dimostrano il Suo valore scientifico e tecnico, per cui nel 1923 ebbe la soddisfazione di ottenere per titoli la Libera Docenza in Chimica Generale nella R. Università di Pavia.
Anche oper di compilazione lo ebbero collaboratore: da giovane tradusse dall’inglese il libro di Hummel “The dyeing of textile”. Col padre partecipò alla riedizione del manuale Hoepli “Manuale del tintore” (la prima edizione dovuta al padre, uscì nel 1875); fu collaboratore della Färber Zeitung con molti articoli di chimica tintoria; compilò per l’Enciclopedia diretta dal prof. Fritz Ullman (Enz. Techn. Chemie) l’articolo sugli estratti concianti; aveva già preparato per l’Enciclopedia Treccani gli articoli sugli estratti concianti e sulle sostanze coloranti vegetali.
Coprì molte cariche nelle Società Scientifiche ed Industriali, fu Presidente dell’Associazione Internazionale dei Chimici del Cuoio dal 1905 al 1906 e fino al 1924 Presidente della sezione italiana, Presidente della Società Chimica di Milano dal 1908 al 1911, membro del Consiglio dell’Associazione Industriali Chimici di Milano e della Federazione Italiana Industriali Chimici, membro della Camera di Commercio di Cuneo per molti anni; la Società di Chimica Industriale di Milano lo aveva eletto presidente nel 1925; era membro del Comitato di Redazione di questo Giornale e ne aveva assunto la presidenza dal gennaio di quest’anno. Era profondamente buono e di una modestia forse eccessiva; la particolare caratteristica della Sua produzione scientifica e tecnica fu l’estrema scrupolosità, per cui tutta la Sua opera e la Sua persona dava l’impressione di una assoluta solidità e sicurezza. La sua perdita è un grande lutto per la scienza e per la l’Industria Chimica  Italiana (Giuseppe Bruni).


Nada Patrone, Anna Maria (1931-2002)
Nata a Torino nel 1931 ha insegnato Storia Medievale presso l’Università della medesima città. Oltre a varie pubblicazioni viene qui  ricordata per il pregevole studio “Il cuoio e l’arte conciaria nel Piemonte medievale”, pubblicato nel volume miscellaneo “La conceria in Italia dal Medioevo ad oggi” edito a Milano da “La Conceria” nel 1994. muore nel 2002.



Procter Henry Richardson (1848-1927)




È considerato il fondatore della chimica del cuoio. sebbene non fosse il primo ad applicare la chimica ai processi di lavorazione del cuoio, Egli fu il fondatore della scienza della chimica del cuoio nelle sue molteplici fasi. Sfogliando le pagine della letteratura chimica dell’ottocento, noi incontriamo nel 1874 Procter, che scrive per la rivista: “Chemical News, Zeitschrift fur analytische Chemie”, e  per la Berichte (abbr. di Berichte der deutschen chemischen Gesellschaft) sulla valutazione del tannino e le reazioni dell’acido tannico.
Egli era allora un aiutante del padre John R. Procter, un conciatore di cuoio per suola alla Lowlights Tannery, North Shields, England. Nel 1885 appare il suo primo lavoro intitolato “Text-Book of Tanning” (Manuale sulla  concia). Questo libro era così denominato come un trattato sulla trasformazione della pelle in cuoio, sia dal punto di vista pratico che teorico.  La miniera di notizie che questo libro conteneva e la particolare chiarezza di presentazione ne fece una sorta di Bibbia della concia in ciascuna conceria progressista in qualsiasi paese. Ciò stabilì Procter come il più grande capo che l’industria abbia prodotto. Dopo la morte del padre, la “Lowlights  Tannery venne chiusa ed Egli divenne chimico alla E. e J. Richardson di Newcastle. Dopo aver tenuto questo posto per tre anni, Egli venne chiamato allo Yorkschire College (più tardi divenuto Università di Leeds) a tenere un corso sulla chimica del cuoio e sulla sua fabbricazione. Siamo nel 1891. Da questo momento in poi Leeds divenne la Mecca del mondo scientifico del cuoio, e gli studenti venivano da ogni parte del mondo per ascoltare il Grande Maestro. Procter fu un instancabile sperimentatore. Durante un periodo di tre decadi  allo “Yorkshire College” e alla “Università di Leeds” egli produsse più di un centinaio di pubblicazioni nella letteratura scientifica. Fra i suoi libri, che sono tuttora basilari nel mondo del cuoio, ricordiamo: The Principles of Leather Manufacture, Leather Industries Laboratory Book, Leather Chemists’Procter-Book, e The Making of Leather.
Nel 1913, il Prof. Procter raggiunse l’età  di 65 anni, quando tutti i professori dell’Università di Leeds diventano professori emeriti, il Procter con una sottoscrizione  popolare attraverso il mondo fonda il: Procter International Research Laboratory nell’Università di Leeds e Procter ne fu il primo Direttore.
In questo modo Egli fu onorato con un monumento internazionale.  Nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale e il prof. Procter fu richiamato ad assumere le sue funzioni come Professore all’Università perché nessun altro potrebbe essere ritenuto uguale nell’incarico. Per mia grande fortuna entrai nel laboratorio di ricerca ed essere eletto dal Senato dell’Università nel 1915 quale Assistente Onorario del Prof. Procter. Procter aveva concentrato la sua energia su ciò che considerava il lavoro più importante della sua vita, cioè una spiegazione del meccanismo molecolare sul gonfiamento delle proteine gelatinose, una estensione della teoria di membrana di Donnan.
Nel 1916 questo lavoro viene conosciuto come la teoria di Procter-Wilson.
Procter raggiunse risultati lontani dal campo conciario, particolarmente in campo biologico. L’attuale famoso lavoro più recente di Jacques Loeb del Rockefeller Institute for Medical Recearch è basato sul lavoro di Procter. Procter ricevette molti onori durante la sua vita, di cui ne ricorderemo solo alcuni. Egli fu uno dei fondatori  dell’associazione: International Association of Leather Trades Chemists, della quale fu  uno dei suoi Presidenti. Egli aiutò a fondare l’International Society of Leather Trade’ Chemists e al tempo della sua morte  era Presidente Onorario e Redattore Onorario del suo giornale. L’Università di Leeds gli conferì  la laurea honoris causa di Dottore in Scienze e la Royal Society suo membro, una delle più alte benemerenze in Inghilterra. Ma Procter fu più di un grande scienziato. Egli era anche astronomo, un fisico, un biologo, un economista, un musicista, un pittore, un filosofo e un amante della natura. I figli erediteranno i talenti del padre. Un figlio è un pittore rinomato, un altro è un celebre architetto, mentre la figlia musicista e pittrice.
[John Arthur Wilson:  Journal Am. Leather Assoc. (JALCA) 22, 553 (553) ] 



Rampichini, Francesco (1878-1958)



Premessa
La seguente biografia è molto più lunga delle altre, perché la storia di Francesco Rampichini attraversa il periodo di nascita dell’industria conciaria italiana. Difatti troveremo personaggi storici come: Ettore Andreis, Giacinto Baldracco, Secondo Durio, Camillo Romana, et alii. Tutto il materiale opportunamente elaborato e completato, ove necessario, dal sottoscritto, fa riferimento allo studio di Franco Capponi, il quale a sua volta ha utilizzato la Cronologia personale, scritta dallo stesso Rampichini, e che si trova in rete.

Francesco Rampichini nasce a Sant’Angelo in Pontano il 3 giugno 1878.  A Macerata frequentò il Liceo-Ginnasio “G. Leopardi”. Continuò gli studi a Roma: l’iscrizione alla facoltà di matematica non lo soddisfece, e così mutò indirizzo iscrivendosi alla facoltà di Scienze naturali; poi si iscrive al corso di Chimica e consegue la laurea in tale materia il 22 luglio 1907. Assiduo frequentatore dei laboratori inizia a fare esperimenti nel campo delle colle. A quell’epoca l’energia elettrica aveva sostituito in tutte le fabbriche e laboratori il vapore e l’energia idraulica. Un unico motore elettrico dava il  moto a lunghissimi alberi di trasmissione che tramite sistemi di pulegge e cinghie di cuoio facevano muovere le  macchine operatrici alle quali erano addetti gli operai. Uno dei punti deboli di tutto il sistema di trasmissione del moto e della potenza alle macchine era il punto di giunzione delle cinghie, la cui rottura interrompeva il funzionamento di una o più macchine operatrici.
Rampichini focalizzò il suo interesse sul problema della giunzione di tali cinghie di cuoio, e tentò di sostituire ai vari sistemi di cucitura e graffatura, usati per chiudere ad anello le striscie di cuoio, un   suo nuovo sistema di giunzione mediante colle, che costituivano l’oggetto dei suoi studi; si trattava di una soluzione di derivati della cellulosa, che opportunamente formulata, costituiva un adesivo ideale per la giunzione del cuoio. Nel corso dei suoi esperimenti si rese però conto che non bastava conoscere le colle, ma occorreva dominare anche l’essenza dei materiali da incollare, cioè il cuoio.
Per sua natura il cuoio è un materiale estremamente disomogeneo a causa della sua origine animale, e tale forte disomogeneità era allora acuita dai sistemi di concia e di lavorazione in uso.
Solo sul finire del secolo XIX, quando molte concerie, uscite dagli ambiti familiari, divennero delle vere e proprie industrie, si sentì il bisogno di risolvere i molteplici problemi che si incontravano nella lavorazione, e ciò determinò il sorgere di laboratori di ricerca e di scuole professionali specializzate, anche perché, con lo sviluppo dell’industria meccanica, nelle concerie più organizzate la lavorazione manuale cominciò ad essere sostituita da quella a macchina, almeno in alcune fasi del ciclo di lavorazione.
In Italia all’inizio del secolo XX esistevano due istituzioni che si dedicavano alla ricerca e alla formazione del personale specializzato in campo conciario: queste due istituzioni erano: la “Regia Conceria Scuola Italiana e la “Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli ed Affini” di Torino e la “Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli” in Napoli.
Francesco Rampichini, dopo aver conseguito le due lauree a Roma, decise di trasferirsi a Torino per poter frequentare la “Regia Conceria Scuola”, alla quale si inscrisse nel novembre del 1908.
Negli ultimi decenni dell’Ottocento si era avuta in Italia una notevole crescita del settore conciario e Torino era allora il centro leader a livello nazionale dell’industria conciaria, anche se c’erano altre concenrtrazioni in Lombardia, Toscana, Campania.
La “Regia Conceria Scuola” e la “Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli e affini” era sorta a Torino nel 1902 per iniziativa di privati, industriali e commercianti, in seguito alla proposta fatta da Ettore Andreis al “1° Congresso dei Conciatori e Negozianti di Pellami” tenutosi a Torino nel 1898. Essa ebbe la sua prima sede in Via Peyron, 4 ed era diretta dal prof. Giacinto Baldracco. Solo nel 1911 si iniziò la costruzione di una nuova grande sede in Corso Ciriè 7. Presidente della Scuola dal 1902 al 1907 fu Achille Durio e dal 1908 Camillo Romana. La “Scuola Conceria”,  sorta sull’esempio di altri istituti similari già esistenti in Europa, teneva un “Corso Normale Tecnico Pratico” della durata di due anni alla fine del quale veniva conferito ai licenziati il “Diploma di abilitazione a Direttore Chimico-Tecnico di Conceria”, aveva inoltre un corso serale per operai. Per essere ammessi ai corsi normali gli allievi dovevano avere un’età superiore ai 16 anni ed essere in possesso del diploma di licenza tecnica o ginnasiale. Dato il carattere peculiarmente tecnico-scientifico ed applicativo della scuola, che era stata istituita dagli industriali conciari, ad essa potevano essere ammessi anche allievi non forniti di diploma “qualora comprovino di avere fatto qualche di pratica di conceria e siano dal Direttore ritenuti idonei a frequentare i corsi”. La tassa di iscrizione alla scuola “tanto per gli italiani che per gli stranieri” era di lire 300 annue, più le spese di consumo di materiale e per eventuali rotture nei laboratori di chimica e conceria pratica, per le quali all’atto dell’iscrizione si versavano come primo deposito lire 50.
Il Rampichini chiese ed ottenne di essere ammesso a frequentare direttamente il secondo anno del corso. Nell’anno scolastico 1908-1909 risulta che alla scuola erano iscritti 13 allievi del 1° corso e 8 del 2°, per la gran parte si trattava di figli di industriali conciatori o come nel caso di Rampichini, di chimici interessati all’industria conciaria. La Scuola, oltre all’ insegnamento delle materie di base, soprattutto chimica e tecnologia della concia, con molte esercitazioni di laboratorio e di pratica conciaria, programmava visite guidate ai macelli, alle aziende zootecniche e agli stabilimenti industriali. Nella relazione del Direttore per l’anno scolastico 1908-1909 si legge che il dr F. Rampichini si iscriveva presentando titoli superiori a quelli richiesti dal regolamento, cioe’ presentava due lauree (una in chimica ed una in scienze naturali, conseguite presso l’Università di Roma), ed anche il dr. Andrea Ricevuto di Trapani in possesso del diploma in Chimica dell’Università di Messina, e il diploma di licenza del Polietcnico di Zurigo, ed attestazione di frequenza della R. Stazione Sperimentale di Vienna per l’industria dei cuoi [……..]. Fra le ricerche eseguite dagli allievi riuscì molto importante quella dell’allievo dr. F. Rampichini, che si occupò di stabilire in modo pratico e razionale, mediante uno speciale apparecchio da lui costruito, il grado di permeabilità all’aria delle diverse qualità di cuoio e pelli. Le esperienze, alle quali si interessarono gli industriali fabbricanti di calzature, vennero eseguite, oltrechè sulle pelli preparate nella Scuola, sopra numerose varietà di pelli in uso nei calzaturifici per la confezione di varie qualità di scarpe, e forniscono dei preziosi dati sperimentali sulle differenze di permeabilità della tomaia, in rapporto alla natura della concia impiegata nella preparazione. Nel corso dell’anno scolastico 1908-1909, la scuola organizzò diverse visite a stabilimenti industriali e Rampichini, insieme agli altri allievi, potè visitare l’Ammazzatoio Comunale di Torino, la Conceria Fratelli Durio al Fortino di Torino, la Scamosceria di Borgotaro, la Manifattura Pellami e Calzature di Torino.
Anche nella citata relazione si desume che il Rampichinini a Torino continuò le sue ricerche sull’incollaggio del cuoio, essendo il dato della permeabilità dell’aria fondamentale per la penetrazione dei collanti all’interno delle fibre componenti il cuoio e per l’evaporazione dei solventi attraverso di esse. E le ricerche di Rampichini non erano solo volte allo studio teorico delle interazioni fra cuoio e colla, dato ch’egli proseguì anche con tenacia le prove pratiche di incollaggio.
È Ettore Andreis, che ebbe modo di conoscere Rampichini a Torino, ad informarci, con un suo articolo apparso nel luglio 1921 sulla Rivista Italiana del Cuoio, dei Pellami e delle Calzature, che  il chimico maceratese “completate le prove sui singoli pezzi di cuoio, nelle quali fu coadiuvato dal cav. Secondo Durio e dalla Direzione dell’Arsenale di Torino, pensò di applicare il mastice alla fabbricazione di scarpe, facendo un primo tentativo con l’aiuto del sig. Girolamo Generali, allora capo reparto del Calzaturificio Gilardini di Torino”.
Era evidentemente vivissimo, nell’ambiente della Scuola ed in quello degli industriali conciatori di Torino, l’interesse per le ricerche del Rampichini. Anche Camillo Romana, presidente della Scuola-Conceria torinese ed industriale conciario, si interessò agli esperimenti di Rampichini. Fu senza dubbio il prof. Baldracco a trasferire questo interesse anche all’ambiente militare: egli infatti era stato “chiamato a Roma a far parte di una commissione nominata da S.E. il Ministro della Guerra per lo studio di una speciale qualità di cuoio proposto per le calzature militari”, e probabilmente lo stesso Rampichini conobbe tecnici militari che erano addetti alla sorveglianza della produzione ed ai collaudi del prodotto fornito da concerie e calzaturifici all’esercito. Pare anche  che all’Arsenale Militare di Torino in molti si erano convinti che il sistema di costruire le scarpe mediante incollaggio, come proposto da Rampichini, si sarebbe prestato egregiamente per la fabbricazione di calzature militari in quanto rendeva “la scarpa più leggera, più comoda e di più lunga durata, e quindi più adatta alle lunghe marce, come risultò da prove fatte su larga scala fin dal 1909-1910 all’Opificio Militare di Torino, sotto il controllo del Colonnello Arango”
All’Arsenale le prove si svolsero sotto la direzione di Francesco Jano, capotecnico d’Artiglieria e Genio e alla presenza di Agostino Durio.
Altre prove furono eseguite il 6 aprile 1909 presso la conceria di Romana Francesco e nel luglio-agosto successivo presso il calzaturificio Gilardini.
Intanto Francesco Rampichini, che fra l’altro aveva messo a punto la teoria dell’incollaggio del cuoio, avendo constatato il grande interesse suscitato dai suoi esperimenti, provvide anche brevettare il mastice da lui inventato. Circa due mesi dopo la presentazione del brevetto, cioè nella sessione di luglio 1909, ottenne il “diploma di abilitazione a direttore chimico tecnico di conceria” presso la Scuola Conceria di Torino.

Descrivendo il suo sistema di incollaggio, egli diceva che non incollava tra loro due pezzi di cuoio ma ciascuno dei due pezzi al suo speciale mastice, facendo si che quest’ultimo  penetrasse profondamente, preparato mediante sfibratura, e solo in un secondo tempo, dopo essiccamento del mastice incollato sulle due superfici da unire e previo inumidimento di queste con apposito solvente, premeva insieme le due facce da unire, precisando che in questa fase non si incollava il cuoio quanto i due mastici precedentemente uniti al cuoio stesso, eseguendo una saldatura di tipo autogeno. E questo è in pratica lo stesso procedimento che a quasi un secolo di distanza si adotta ancora oggi.

Dopo l’esperienza torinese, Rampichini tornò ad abitare a Roma ed esercitò la libera professione aprendo un ufficio di consulente chimico. Il fare la libera professione gli consentiva di dedicarsi più profondamente a portare avanti i suoi esperimenti e ricerche sull’incollaggio del cuoio e delle pelli, particolarmente nel settore delle calzature. Dopo le esperienze fatte a Torino, le prove conclusive vennero però eseguite a Roma nel dicembre del 1909, nella quale epoca l’inventore costruì da se stesso un paio di scarpe senza cuciture, il cui esito lo incoraggiò oltre alle sue stesse speranze” afferma Ettore Andreis, che sicuramente apprese questo dallo stesso Rampichini del quale, oltre ad essere estimatore, era poi divenuto anche amico.  Il sistema d’incollaggio venne denominato Sistema Ago (ago è una parola derivata dal greco, che vuol dire unire fortemente insieme, attrarre, attirare. Bisognava adesso passare all’applicazione industriale. Compì una serie di viaggi (Torino, Milano,Trieste) per gettare le basi della nuova attività. Molti furono i brevetti ottenuti dal Rampichini nel campo degli adesivi e della costruzione di calzature registrati in tutte le nazioni europee e negli USA. Partecipò con E. Andreis e il Prof. Baldracco al XII Congresso organizzato dall’Associazione Internazionale dei Chimici dell’Industria del Cuoio (fondata a Londra nel 1887) a Parigi nel 1919, e mandò una relazione al XIII Congresso che si tenne a Londra nel 1921. Poi propose la creazione di un Istituto di Ricerche Scientifiche e Tecniche per portare l’industria italiana ad alto livello, ad integrazione dell’opera dei due Istituti di Torino e Napoli; ricevette adesioni e qualche critica, soprattutto dal prof. Baldracco, che riteneva l’istituto un doppione di quello di Torino; invece il prof. Casaburi dell’Istituto di Napoli metteva in guardia i conciari sugli ingenti costi che la realizzazione del nuovo laboratorio avrebbe comportato. Rampichini fu direttore del Laboratorio della ditta F. Rampichini & C. a Milano e direttore del bollettino-rivista Coriarium che iniziò la pubblicazione nel 1923. Intanto comparve il nuovo marchio “Tachys” per il mastice in concorrenza con il vechhio Ago. L’attività imprenditoriale di Rampichini, continuò con nuovi collanti, come la vernice elastica tenditela per aviazione, la vernice metallica, adesivi speciali per l’incollaggio delle piastrelle di vetro. Morì a Milano a 80 anni, e la sua immagine di ricercatore e inventore venne anche usata dalla Bayer per una grande campagna pubblicitaria fatta sui più importanti giornali europei.
   


Rosetti, Giovanventura  (o G. Rossetti)
Scrittore del sec.XVI, un dipendente (rivelandosi un bravo tecnico) del famosissimo Arsenale di Venezia [provisionato  (modesto ufficiale] ne lo Arsenà dallo Illustrissimo Senato Veneziano) autore del primo e classico manuale per la tintoria dal titolo: 
Il Plictho de l’Arte de’ Tentor,i che insegna tenger pani, telle, banbasi et sede si per l’arthe magiore, come per la comune, in forma abbreviata noto come  Plictho. Icilio Guareschi, nel Suppl. Ann. all’Enc. di Chim. vol. XXIII, 342 (1907), riprodusse il manuale del Rosetti, con note interessanti sulla tintura presso gli antichi. Il Plictho, ossia complesso di cognizioni sull’arte della tintura (dal greco pliktos = plesso). fu pubblicato come prima edizione nel 1540 per i tipi di Francesco Rampazetto e come  seconda edizione per i tipi di  Agostino Bindoni nel 1548).

Il titolo del trattato può indurre a credere che in esso siano stati presi in considerazione solo i processi di tintura delle fibre tessili, ma invece vi compare un capitolo suddiviso in varie ricette, per insegnare a conciare e tingere le pelli, intitolato: “Questo libro insegna larte de conzar corami: a camozzarli e tengerli di colore in colore, come ricerca larte integra secondo lordine di Damascho, Sorya Scopia Turchia Italia et Venetia, come qui sotto intenderete”. 
Le prescrizioni di questa parte del libro di Rosetti sono complessivamente cinquanta, ma solo nove di esse trattano della preparazione delle pelli di varie qualità, prima della tintura. Tuttavia, pur essendo in numero limitato, alcune di queste nove ricette sono alquanto lunghe e danno descrizioni dettagliate sui trattamenti di depilazione e di concia in modi svariati.
La depilazione era prescritta, come di consueto, con l’uso della calce; ma Rosetti fornisce istruzioni dettagliate sul modo di applicare a regola d’arte il processo, mettendo in evidenza i pericoli derivanti da sciacquature frettolose ed incomplete e da corrosioni della pelle. Indica inoltre i sistemi per ammorbidire e rigonfiare le pelli con bagni contenenti semola o farina mescolate con rosso d’uovo o olio d’oliva, lo scopo essendo  sempre quello di produrre cuoio molto morbido e di tipo scamosciato. Quanto alla concia  viene ottenuta con l’allume, un tempo molto praticata per la produzione di pelli morbide e leggere.
Nessuna formula proposta dal Rosetti riguarda in modo particolare la concia vegetale per preparare cuoio da suola, quantunque alcune ricette,  che danno istruzioni sulla tintura in nero e bruno, potrebbero considerarsi in certo senso delle descrizioni di processi di concia con tannini. Ma quasi sempre si tratta di conce grasse, comprese quelle che possono riferirsi alla produzione del tipo di cuoio oggi definito maschereccio. Ma la parte più interessante dell’opera del Rosetti è indubbiamente quella concernente i processi di tintura delle pelli. Come si può vedere leggendo il trattato, nove ricette sono dedicate alle tiinture nere, brune e grigie, otto ai colori rossi, nove ai blu, cinque ai verdi, una al giallo, una al morello ch’era un color viola, e due alla doratura. Dopo la prima edizione del 1540 il Plictho divenne un vero e proprio breviario dei tintori e dei conciatori., tanto che venne ristampato in ripetute edizioni. L’opera del Rosetti resta l’unico vero trattato cinquecentesco nel quale le istruzioni hanno potuto influire in qualche modo a formare una seria informazione almeno su una parte della tecnica conciaria dell’epoca. 

Oltre alla edizione di Icilio Guareschi del 1911, esiste anche una riproduzione della parte dedicata alla concia e tintura delle pelli nell’opera: Storia del cuoio e dell’arte conciaria di Franco Brunello, corredata da note.
Riportiamo sotto l’incipit della sezione dedicata alla concia e tintura delle pelli, e il finale del libro, dove si trovano i dati su Rosetti:





Questo libro insegna l’arte di conzar corami: a camozzarli e tengerli di colore in colore, come ricerca l’arte integra secondo l’ordine di Damascho, Sorya, Scopia, Turchia, Italia e Venetia, come qui sotto intenderete”

          

 


Schiapparelli, Cesare (1859-1941)
Chimico tecnico piemontese; si occupò dell’industria conciaria e dei processi fotografici.
[Chimica e Ind., 23, 148 (1941]



Simoncini, Enrico (1895-1990)
     



Nato ad Acireale (prov. di Catania) nel 1895, si laurea in Chimica e prende la Libera Docenza in Merceologia; prese parte alla guerra mondiale 1915-1918. Dal 1939 al 1965 fu Direttore della Stazione Sperimentale Pelli di Napoli. Sperimentatore e ricercatore, la Sua produzione scientifica di circa 80 pubblicazioni, va dalla lavorazione delle pelli da guanto, alla concia al cromo, alla concia al wolframio, all’estratto del tannino dal legno di castagno et coetera. Autore di due libri: Cuoi e pelli industriali e Tecnologia della pellicceria, che ancora oggi per chi li possiede sono dei preziosi e non superati testi di consultazione. Muore a 95 anni nel 1990.


Simoncini, Alberto [1924-2008]
[figlio di Enrico]              




Nato a Napoli il 3 aprile 1924, si era laureato nel 1948 all’Università di Napoli in Chimica Industriale. Aveva lavorato fino al 1950 come assistente nella Stazione Sperimentale Pelli e nel biennio 1950/51 come Chimico Tecnologo presso i laboratori di Chimica del Colorante per tessili e cuoio dell’industria Chimica Saronio in Melegnano (Milano). Nello stesso anno ritornava nei laboratori della Stazione Sperimentale e dal 1953 diventa assistente di ruolo, mentre nel 1965, a seguito a concorso viene nominato Direttore della medesima, incarico ricoperto fino al 1989. Libero Docente di Merceologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma dal 1955, tenendo corsi di Merceologia e Tecnologia del cuoio. Ancora molto giovane ricevette dalla Reale Accademia Svedese  delle Scienze una medaglia premio per i suoi studi sui complessi di cromo.
Numerosi i suoi contributi in tecnologia conciaria: dalla microbiologia industriale  ai sistemi di concia ad alto esaurimento del cromo, dal riciclo e recupero dei sottoprodotti allo smaltimento dei fanghi e recupero di energia, alle applicazioni biotecnologie. Nel 1987 presenta una lectio magistralis al prestigioso “John Arthur Wilson” Memorial Lecture, primo ed unico ricercatore italiano ad essere invitato alla presentazione della “Lecture” (83° Congresso Annuale dell’Associazione Americana ALCA dei Chimici e Tecnici del Cuoio). Dal 1979 al 1981 è stato Presidente del Geric, il gruppo degli Istituti di Ricerca sul Cuoio europei. Muore nel 2008. (da CPMC Anno 84, n.°4, Luglio-Agosto 2008)



Edmund Stiasny [1872-1965 ]






Il Professor Edmund STIASNY è morto nella sua vecchia casa di Haelsinborg, in Svezia, il 17 ottobre 1965, pochi giorni dopo il suo 93° compleanno.
Per chi aveva mantenuto rapporti con lui, la notizia della sua morte non è giunta inaspettata, ma chi di lui conosceva soltanto il nome o poco di più, come ad esempio che a lui si dovesse, prima ancora che il mondo immaginasse gli orrori delle due grandi guerre, il brevetto del primo conciante sintetico, sarà rimasto sorpreso del fatto che lui fosse ancora fino ad oggi vivente. Anche perché, nonostante la sua fama fosse ancora viva, negli ultimi anni, considerandosi sopravvissuto al suo tempo per più di una generazione, visse in solitudine ed isolamento senza più voler sapere niente del suo passato lavoro.

Edmund STIASNY nacque a Vienna il 10 settembre 1872, figlio di un agiato artigiano fabbricante di scarpe. Nella sua città natale, nella quale anche quando, più tardi, viveva in Germania o in Svezia sempre tornò per brevi soggiorni, ricevette l’ impronta del carattere e l’ impulso per le successive scelte lavorative. Fu figlio della sua città nella spigliatezza del parlare, nella vivacità del carattere e nell’ apertura al mondo e tale rimase anche quando fu professore in un’ Università tedesca e quando, più tardi, divenne cittadino della sua patria di elezione, la Svezia, di cui era originaria sua moglie.

Giovane assetato di cultura, per lo studio della chimica si vide spianata la strada dal padre, che lo mandò a Zurigo, dove negli anni tra Ottocento e Novecento il geniale chimico inorganico Alfred WERNER elaborò, su basi sperimentali, l’ ordine sistematico dei complessi di coordinazione, che gli valse il premio NOBEL. Là STIASNY ricevette lo stimolo decisivo per i suoi lavori sulla struttura dei legami complessi del cromo e sulla teoria della concia al cromo. Inoltre a Zurigo, centro europeo cosmopolita, acquisì le buone maniere dell’ uomo di mondo e, cosa importante, poté legarsi di duratura amicizia con compagni di studi che, a loro volta, giunsero anch’ essi alla fama e all’ alta stima scientifica, come Paul PFEIFER, più tardi direttore dell’ Istituto di Chimica dell’ Università di Bonn, e Adolf GRUEN, autore di un’ importante opera sulla chimica dei grassi.

Conseguita la laurea, STIASNY entrò nello staff di ricerca della Scuola di Conceria di Vienna, dove, in seguito alla prematura morte del professor Friedrich ANDREASCH, ricercatore sui processi di fermentazione nelle soluzioni di tannini vegetali, gli subentrò come collaboratore scientifico e docente. Qui ebbero origine le sue prime ricerche scientifiche sulla concia e qui acquisì quella esperienza nell’ insegnamento che gli valsero la successiva nomina all’ Università Tecnica di Darmstadt.

Dopo undici anni di attività in tale scuola, STIASNY provò il desiderio di cambiare il suo lavoro di routine e di cercare un altro ambiente di studio e ricerca. Pertanto si candidò per un posto di assistente presso lo studioso di conceria, famosissimo a quel tempo, professor H.R. PROCTER, del consiglio direttivo del neocostituito Leather Department dell’ Università di LEEDS, e vi si impegnò per cinque anni come professore assistente. Il tempo passato a LEEDS servì al giovane professore non solo per ampliare la sua esperienza di insegnamento e per impadronirsi della lingua inglese – a parlare francese aveva imparato da un’ istitutrice nella casa paterna – ma anche per fare la conoscenza di dirigenti dell’ industria conciaria inglese. L’ Istituto organizzato da PROCTER fece da modello per l’ Istituto per la Chimica del Cuoio fondato più tardi a Darmstadt, dopo la prima guerra mondiale.

A Zurigo STIASNY aveva acquisito le conoscenze teoriche e le capacità sperimentali che gli permisero, nell’ Istituto di PROCTER, di affrontare lo studio, coronato da successo, del problema della concia minerale e la ricerca sulla problematica del comportamento della sostanza dermica nei bagni di concia e la relativa interpretazione su base chimico-fisica. La personalità di PROCTER, uomo di cultura universale e di vasti campi di interesse, valse a suscitare nel sensibile Stiasny sempre nuove idee, concretate sia nei lavori sulla chimica delle albumine, sulla loro peptizzazione e fermentazione, sia nella ricerca sull’ azione degli acidi sul collagene.

Poco prima della prima guerra mondiale – probabilmente a causa delle nuvole burrascose che si addensavano all’ orizzonte politico – Stiasny tornò nella sua patria, dove molto presto i turbolenti avvenimenti della prima guerra mondiale lo costrinsero ad abbandonare, per fortuna soltanto temporaneamente, il suo lavoro. Servì la patria come chimico, tenendo dei corsi sulla guerra con i gas tossici, con il grado di ufficiale della difesa antigas.

Dopo la prima guerra mondiale gli industriali tedeschi del cuoio decisero di fondare anche in Germania un Istituto di ricerca, per studiare i problemi relativi alla lavorazione delle pelli. Fu così deciso di realizzare il Kaiser-Wilhelm Institut, a Dresda, destinato alla ricerca sul cuoio e, contemporaneamente, l’ Istituto presso l’ Università Tecnica di Darmstadt, destinato all’ insegnamento; per entrambi venne offerta la direzione a STIASNY, per le sue pubblicazioni scientifiche e, soprattutto, per il suo brevetto del 1911, relativo al tannino sintetico. STIASNY scelse Darmstadt, soprattutto perché a lui, nato insegnante, piaceva molto l’ idea di unire la ricerca all’ insegnamento, cosa che era già presente nelle Università e Politecnici tedeschi.

I dodici anni in cui STIASNY operò a Darmstadt come titolare di cattedra di conceria e di chimica colloidale, sono stati da lui descritti come il più felice e fruttuoso periodo della sua vita. Un modesto bilancio gli permise l’ impiego di due assistenti e il benevolo aiuto dell’ industria gli forniva il lavoro. In tal modo poterono venire affrontati piani di ricerca, soprattutto sulla concia al cromo. I risultati di questi lavori trovarono collocazione in un bel manuale di chimica conciaria, che però prendeva in considerazione soltanto la concia al cromo. Nonostante non sia mai stato completato con una seconda parte in cui venivano trattati altri tipi di concia, il libro di STIASNY è servito ad indicare la via e le modalità ai ricercatori degli anni seguenti. Non meno importanti furono le sue ricerche sull’ azione che certi Sali neutri esercitano sulla sostanza dermica, anche se chiamò peptizzazione quella che oggi chiamiamo azione idrotropa.

Nel campo dei concianti vegetali si interessò soprattutto al problema della dimensioni delle particelle di tannino, applicando alla chimica conciaria i concetti della chimica colloidale. Le osservazioni sul rapporto tra le dimensioni delle particelle e il potere conciante indicarono a STIASNY la via per arrivare al tannino sintetico e le prove sul suo pionieristico brevetto per un tannino sintetico del 1911 furono effettuate quando ancora era a LEEDS.

I fruttuosi anni di insegnamento e ricerca all’ Istituto Superiore di Darmstadt, nella primavera del 1933 ebbero una brusca fine. Dopo la presa del potere da parte dei nazionalsocialisti Stiasny, presentendo quello che sarebbe accaduto, agì velocemente: col pretesto di problemi di salute abbandonò tutto e si rifugiò all’ estero. Dapprima accettò l’ invito di un amico a recarsi qualche settimana negli USA a tenere conferenze, poi si trasferì ad Haelsinborg, in Svezia. Qui, finché fu viva sua moglie, trascorse anni felici e tranquilli, sperimentando tannini sintetici. Più tardi, dopo la morte di Gerda, STIASNY, senza figli, rimase solo. Finché la bandiera con la croce uncinata sventolò sulla Germania e sull’ Austria non abbandonò la Svezia. Dopo la guerra intraprese più volte brevi viaggi a Vienna per trovare i parenti, ma non si fermò mai per lungo tempo. Tornò anche ripetutamente a Darmstadt, interrompendo il viaggio per Vienna all’ aeroporto di Francoforte.

I contatti con i suoi allievi e collaboratori subirono a volte lunghe interruzioni, ma non furono mai completamente interrotti. L’ indirizzo di auguri per il suo 65° compleanno, redatto e stampato a Darmstadt nel 1937 e consegnatogli in occasione del congresso dell’ Unione Internazionale dei Tecnici del cuoio a Copenhagen fu un documento di invariata amicizia, ammirazione e stima. Quando, nel 1949, nacque l’ Associazione dei Chimici e dei Tecnici Conciari (VGCT) l’ assemblea di fondazione propose di accoglierlo come socio onorario. La stessa cosa fece l’ Associazione Austriaca dei Tecnici del Cuoio. Per l’ 85° compleanno, la VGCT gli conferì una targa che sulla faccia anteriore recava il suo volto e sul retro portava il motto dell’ Università di Darmstadt: mens agitat molem. Da allora è nota come Targa STIASNY. Nel 1959 l’ Associazione dei Chimici Austriaci gli conferì la Medaglia Auer-von-Welsbach.

Edmund STIASNY è stato seppellito ad Haelsinborg. Noi, che abbiamo avuto la fortuna di essere suoi allievi e collaboratori, lo ringraziamo.(Kuentzel) Traduzione di Silvio Maffè


Zampiva, Fernando (1948-2003)



Fernando Zampiva, è nato ad Arzignano dove ha vissuto e lavorato quale  esperto di coloranti per cuoio.
Diplomato presso l’Istituto Tecnico Industriale per la Chimica Conciaria “Galileo Galilei in Arzignano (Vicenza) si è interessato di storia del cuoio e dell’arte conciaria.
Entrato all’Albo dei Giornalisti Pubblicisti del Veneto, ha collaborato a quotidiani e periodici territoriali e nazionali.
Nel 1996 esordisce con il libro “Pelataria”: una ricerca sulle origini conciarie vicentine, ottenendo, nell’ambito del V° Premio “Hoc Opus” dell’Accademia Olimpica di Vicenza, una Segnalazione di Merito.
Nel 1998 dà alle stampe per l’Editore Egida di Vicenza il libro “L’arte della Concia” e nel 2001, in collaborazione con il consulente aziendale Luciano Piva “L’azienda artigiana della concia”, pubblicazione patrocinata dall’Ente Bilaterale Artigianato Veneto. Esce postuma l’opera “Il Conciatore”.(a cura dell’amico Pierluigi Dal Lago). Muore nel settembre del 2003.