Presentazione

Ritratto di Joseph Jerome Monsieur La Lande (1732-1807)
dipinto da Giuseppe Velasco (1750-1827)
conservato presso l'Osservatorio Astronomico di Palermo.

 

IL PRIMO TRATTATO DI CONCIA DELLE PELLI DI LA LANDE  

Joseph Jerôme Monsieur  de La Lande1 nasce a Bourg en Bresse, vicino a Lione, l’11 luglio del 1732, e muore a Parigi il 4 aprile del 1807.  Dalla cittadina natale si trasferisce a Lione per entrare nel Collegio dei Gesuiti ed iniziare gli studi di eloquenza.

La Lande sembrava destinato all ’avvocatura, ma la spettacolare cometa del 1744 e la grande eclissi del 1748 suscitarono viva curiosità nel giovane, che si sarebbe dedicato completamente ai nuovi interessi per i corpi celesti se i genitori, per distoglierlo da tali fantasie, non lo avessero fatto trasferire a Parigi per completare gli studi di diritto.

Il mistero degli astri e dei fenomeni ad essi relativi continuavano ad appassionarlo ed una visita alla Specola2 di Parigi cambiò definitivamente la sua vita.  Fu una autentica folgorazione, da allora Joseph Jerôme  capì che per nulla al mondo avrebbe nuovamente abbandonato lo studio dell’astronomia.

L ‘atmosfera di Parigi che lo accoglie è certamente una delle più incoraggianti: siamo negli anni in cui Diderot e d‘Alembert lavoravano all‘Encyclopédie3 , che da lì a poco tempo, registrando i progressi compiuti in astronomia, matematica e geometria, La Lande avrebbe annunciato al mondo una rivoluzione delle idee.

La Lande frequenta il “College de France“ dove ha come precettori De Lisle per l ‘astronomia e Le Monnier per il calcolo.

Fra gli anni 50 e 70 lascia molto spesso la capitale per seguire spedizioni scientifiche in compagnia di famosi “savants”.  Nel 1769 raggiunge il Capo di Buona Speranza per assistere al passaggio di Venere sul sole; impresa questa che gli consentì non solo di aggiornare le Tavole astronomiche di Halley e di comporre un eccellente lavoro sulla parallasse solare, ma soprattutto di tracciare una carta astronomica dove di precisava l ‘istante dell ‘eclissi per ogni paese del mondo.

Il successo di quest ‘ultima iniziativa fu enorme, la fama di La Lande diventa ormai universale e nel 1753 viene nominato all ‘Academie de Science, ad appena 21 anni.  Questo fu il primo dei numerosi riconoscimenti, coronati dall‘ultimo più importante di Direttore della Spécola di Parigi.

Autentico divulgatore, La Lande accanto alle opere di maggior impegno quali l ‘Astronomia (1764), Storia celeste francese (1801), Storia della Matematica (1802), Biografia astronomica (1804), pubblicò numerosi saggi nel “Mercuri”, nel “Journal des Savants” e nella “Enciclopédie metodique” (1789).

Pur riconoscendo i suoi meriti, i biografi ottocenteschi non diedero mai risalto all ‘incontenibile desiderio di celebrità che accompagnava i suoi studi. Sembra persino che egli amasse dire di sé stesso che “etait une toile cirée pour les injures, et une éponge pour les louanges “ 4.

Fra le molteplici attività, fa anche un viaggio in Italia nel 1765, all ‘età quindi di 33 anni.

A questo punto della biografia se il curioso lettore si fermasse qui si chiederebbe: ma cosa c ‘entra questo La Lande con la concia delle pelli? Ebbene, La Lande diventa autore del primo completo trattato sulla lavorazione delle pelli (“Art du Tanneur” [1764]) per un ordine di servizio, diremmo oggi, da parte dell‘ “Academie de Science” di Parigi, e di altri ben cinque libri di argomento conciario. 

DALL ‘ASTRONOMIA E DALLA MATEMATICA AI LIBRI  SULLA CONCIA DELLE PELLI 

Nonostante questa vita avventurosa e ricca, La Lande nel 1764 pubblica a Parigi l ‘opera “L ‘Art du Tanneur”. L ’origine di questa opera (e delle altre) risale al famoso Ministro francese Jean Baptiste Colbert5, per suggerimento del quale la Reale Accademia di Francia fece iniziare ricerche su tutte le cosiddette “Arti fisiche”6, ritenendo che ogni nuova scoperta dovesse essere di dominio pubblico e quindi diede disposizione a diversi eminenti scienziati di provvedere ad esaminare i manoscritti esistenti nelle biblioteche e di raccogliere presso gli artigiani tutte le notizie, specialmente quelle riguardanti procedimenti che, per antica consuetudine, erano considerati segreti del mestiere e tramandati da una generazione all ‘altra dai maestri delle corporazioni.

I membri de “l’Academie de France”  avevano preso la determinazione di scrivere nella dotta prefazione al loro decreto, riguardante l’indagine sulle arti fisiche e relativi resoconti, le seguenti parole che ancor oggi, nonostante gli immensi progressi fatti dalla tecnica, potrebbero in certi casi applicarsi alla perfezione: 

“La principale cause de la lenteur qu ‘on observe dans le progrès des Arts, est une crainte jalouse, une défiance intéressée de la part des Ouvriers, qui cachent de leur mieux les pratiques et les ressources de leurs Arts, de crainte de les partager; il import au Public de penétrer cette obscurité mystérieuse, pour y porter le flambeau de la Phisique et l‘esprit d‘observation; il importe de connoître les Arts pour les perfectionner.”7 
Vari accademici furono incaricati della compilazione delle memorie riguardanti moltissime lavorazioni artigiane come la fabbricazione della carta, della seta, dello zucchero, del sapone, degli specchi, degli strumenti musicali et coetera.

Per quanto riguarda l ’arte di conciare le pelli e le arti affini, fu incaricato La Lande, il quale ebbe modo di consultare vari manoscritti depositati negli archivi storici dell ‘Accademia (ma non pubblicati), fra cui:

- M. des Billettes  La tannerie et la préparation des autres cuirs (1708-1709);
- M. Jaugeon       La reliure des livres   (1708-1718-1719);
- M. de Réaumur e M. Fougeroux de Bondaroy8  Les cuirs dorés   (1714);

ed altri brevi testi di autori minori, che La Lande cita nella prefazione all‘opera l’ Art du Tanneur (1764).

Egli ebbe modo di consultare anche gli archivi del “Conseil du Commerce” e della “Cour des Aydes” ed intervistò numerosi artigiani del settore.

Egli ammette di avere dovuto fare un lavoro assai gravoso, perché aveva dovuto abbandonare gli studi matematici e fare un vero apprendistato nelle arti, abbastanza lungo, in modo da imparare tutto il necessario. 

Alla fine riuscì nel suo intento di raccogliere notizie e pubblicò le seguenti opere su “Les Arts du Cuir”9,10:

1. L ‘Art du Chamoiseur [1763] (46 pagine, 81 articoli, 4 planches)
2. L ‘Art du Tanneur [1764]  (135 pagine, 355 articoli, 3 planches)
3. L ‘Art de l ‘Hongroyeu [1765]  (32 pagine, 84 articoli, 1 planche)
4. L ‘Art de faire le maroquin [1765] (26 pagine, 94 articoli, 1 planche)
5. L ‘Art du Mégissier  [1765] (48 pagine, 162 articoli, 1 planche)
6. L ‘Art du Corroyeur [1767] (64 pagine, 211 articoli, 1 planche)

Ed inoltre, altre tre opere su “Les Arts du Papier”:
1. L ‘Art de faire le Parchemin [1762]
2. L’Art de faire le papier s.d.
3. L’Art du cartonnier  [1762]

Insomma queste nove opere rappresentano una vera enciclopedia di Arti e Mestieri.

Analizzeremo brevemente le opere riguardanti “Les Arts du Cuir”.

L’Art du chamoisieur descrive le operazioni che subisce la pelle per fabbricare lo Chamois (=camoscio), cioè una pelle morbida e malleabile.

Si tratta dell’odierna pelle di daino o pelle scamosciata all’olio dal caratteristico color giallo paglierino.

I più famosi chamoisieurs si trovavano a Parigi e Grenoble. Quanto ai processi di fabbricazione essi erano simili a quelli usati dai megisseurs

L ‘Art du Tanneur11 (con 3 incisioni di L. Simonneau) è il lavoro più importante e si riferisce alla concia delle pelli pesanti; è suddiviso in 355 articoli12, alcuni dei quali molto interessanti perché descrivono con ricchezza di particolari la lavorazione di pelli pesanti per cuoio da suola.

L’opera inizia così:

”Tanner un Cuir, c’est lui ôter son humidité & sa graisse naturelle, augmenter la force de les fibres, & en rendre le tissu plus compact. C’est assez généralement avec l’écorce des jeunes Chênes qu’on produit cet effet sur les Cuirs; mais on y peut employer diverses plantes, & même d’autres matiéres.

On ignore absolument dans quel temps a commencé l’usage de préparer ainsi les Cuirs; mais on a lieu de croire que cet usage est fort ancien. Les termes Tannum, Tannare, Tanneria se trouvent dans les Livres de  la basse Latinité; mais on ne sait pas de quelle langue la basse Latinité a emprunté ce mot.”13    

Vengono elencate le varie provenienze delle pelli grezze con l‘indicazione delle principali caratteristiche (una sorta di merceologia del grezzo), il modo di conservarle (il sale, che già allora era soggetto a gravi fiscali veniva denaturato con cenere, ma era permessa l’utilizzazione del sale recuperato dalle stive delle navi mercantili adibite al trasporto di merluzzo), il rinverdimento, la depilazione alla calce (che si faceva con un certo numero di bagni successivi, detti pelin o pleins, i primi bagni erano quelli già usati, gli ultimi contenente calce nuova), e la macerazione eseguita sia con maceranti naturali sia con infusioni di graminacee fermentate (tipo orzo).

Appaiono qui i termini di peau en tripe (pelle in trippa) per l ‘apparente somiglianza delle pelli in questo stato, simile agli intestini degli animali e di travaux de rivière (lavori di riviera14, cosiddetti perché le concerie lavoravano in acqua corrente in prossimità di fiumi o di canali).

La concia in fossa era sempre fatta con corteccia di quercia macinata, però sono ricordati altri vegetali usati come concianti in determinati paesi, come le cortecce di mangrovia in vari territori dell ‘Asia, le galle in Turchia, i baccelli di acacia arabica in Egitto, il tamarisco (Tamarix gallica) ed il sommacco in Italia e in Spagna, i knoppern in Ungheria, la betulla nei paesi nordici, ed è anche riportato un lungo elenco di una sessantina di piante contenenti tannino nelle foglie, nelle radici, nei rami, nel legno, nei frutti, nei semi, nei fiori e nelle cortecce, che erano quindi considerate come eventualmente utilizzate per scopi conciari.

La descrizione del modo di disporre il conciante e le pelli nelle fosse viene data con tutti i particolari necessari e viene anche discussa la questione della durata della sosta delle pelli in esse.

La Lande lamenta che in Francia non si segue la consuetudine inglese secondo la quale la durata della concia deve giungere a tre anni, per quanto riconosca che con determinati accorgimenti, una permanenza di un anno e mezzo potrebbe essere sufficiente, ma ritiene che coloro che intendevano diminuire ancora tale durata avrebbero dovuto essere perseguiti penalmente.  Circa i mezzi per abbreviare alquanto la durata di permanenza nelle fosse, egli suggeriva di aspirare con una pompa il liquido conciante da una parte della fossa e, dopo averlo eventualmente riscaldato, di immetterlo nuovamente sulle pelli, riconoscendo che in questo caso la penetrazione risultava migliore.

Dopo la concia raccomandava di fare essiccare le pelli lentamente, in luogo fresco, per la durata di almeno tre settimane e di batterle con un martello di legno o di rame, per rendere il cuoio solido e compatto e per spianarne perfettamente la superficie. La Lande descrive anche il metodo di concia delle pelli dette “di Valachia” e  “di Transilvania”, che erano depilate e macerate in una infusione fermentata di orzo e segala, e di quelle dette “alla danese”, che venivano conciate con liquidi tannici versati sulle pelli stesse, cucite a sacco. In appositi paragrafi è accennata anche la concia delle pelli di capra, di montone, di cavallo e perfino di pelle umana. Sono poi esposti i principali difetti che si possono riscontrare nei cuoi finiti, e non soltanto quelli che si trovano nelle pelli grezze, ma anche quelli che possono sopravvenire per effetto di una concia non regolarmente eseguita. Infine sono riferiti nel volume anche i costi delle materie prime e delle varie operazioni conciarie, facendo un confronto con i corrispondenti costi in Inghilterra.

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Nel libro l’Art du l’hongroyeur (32 pagine, 84 articoli, 1 planche) venivano date speciali istruzioni agli Hongroyeurs,15 ai quali era riservata la preparazione delle pelli all’allume e sale, ingrassate con sevo.

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Nel libro l’Art de faire le maroquin, il cui nome deriva da Maroc, da dove provenivano i primi cuoi marocchini in Francia, si scrive che venivano usate pelli di becco o di capra preparate con un procedimento particolare di concia e poi tinte dal lato fiore. In quel periodo erano famosi i cuoi marocchini di Francia, Inghilterra, Spagna, Cipro, Astrakan (nella Russia Europea), di Diarbek o Diaberkhir (città della Turchia Asiatica, in Armenia).

Nel libro l’Art du Megisseur , che è l’arte di apprettare pelli di agnello, di montone, di vitello, di capretto, di camoscio e di altre pelli delicate per renderle adatte a diversi usi come la guanteria, grembiuli per operai e per genieri (vigili del fuoco).

Il megisseur preparava anche le pelli con pelo e quelle che devono conservare i peli come le pellicce.

L’arte della megisserie aveva per scopo la saponificazione e l’estrazione dei grassi e del muco che riempie gli interstizi del tessuto cellulare, e la sostituzione di queste sostanze che per lo chamoisier sono sostanze grasse, mentre per il megisseur sono rappresentate da una pasta denominata nourriture, composta da farina, giallo d’uovo, allume e sale.

Le prime operazioni della megisserie sono le medesime di quelle della chamoiserie, cioè la messa in calce, il lavaggio, la depilazione, la scarnatura, la follatura, e dopo si mettono le pelli in una soluzione di riso fermentato, e vengono di seguito follate ed essiccate.

Nel libro “Art du Corroyeur" 16(1767) era spiegato che, per quanto il termine corroyeur derivi dal latino coriarus (conciatore), il significato dato allora era piuttosto applicabile a quelli che lavoravano la pelle conciata, cioè quello che con termine moderno diremmo il rifinitore.

E pertanto venivano illustrati i metodi per stirare, lisciare, lucidare, ingrassare i cuoi, non soltanto per fare la suola, ma anche per fare le cinghie, per selleria, per marocchineria e per cuoi speciali, come il cosiddetto “cuoio di Russia”, che già era usato essenzialmente per forniture militari, e che era stato introdotto in Francia da un tedesco, certo Theybert, che ne aveva conosciuto il segreto e l’aveva poi reso pubblico dopo un certo tempo17. Il cuoio di Russia era conciato con allume e tannini vegetali contemporaneamente, e rifinito con oli empireumatici18 ottenuto dalla distillazione delle foglie e dai rami di ruta e di sabina, che gli impartiva un odore caratteristico. La tintura in rosso era poi fatta con un colorante derivato dal legno rosso del Brasile.

In realtà il vero “cuoio di Russia” o “cuoio di Bulgaria” era conciato con una miscela di tannini, fra i quali quello della corteccia di betulla, che, contenendo un olio etereo, dava al prodotto un odore caratteristico; la tintura era poi fatta in modi diversi con legno di sandalo, con cocciniglia, con legno rosso, usando sali di alluminio o di ferro come mordenti.

Questa lavorazione era una specialità di alcuni distretti come il Kazan e l’Astrakan, e il centro commerciale era la città di Jaroalv. La Lande riferiva ancora come il cuoio detto chagrin (“zigrino”) era ottenuto, oltre che dalle pelli di cavallo, di asino e di mulo, anche da un pesce detto chatmarin, da cui derivava il nome di grain-de-chat e, quindi, quello di chagrin. In realtà questa denominazione proveniva dal termine turco sagri o shagri, col quale si indicavano tali pelli. Per ottenere la grana caratteristica, sulle pelli disposte in piano, si spargeva un gran numero di semi di senape o di licopodio e, dopo avere così preparato delle pile, queste venivano compresse con delle pietre, fino a quando i minuscoli incavi prodotti dai semi risultavano permanenti. Infine il cuir bouilli (“cuoio bollito”) era ottenuto da pelli di vacchetta o di vitello, riscaldate da una miscela di cera, gomma, resina e colla, e qualche altro ingrediente, di cui i conciatori generalmente conservavano il segreto: questo cuoio assumeva una particolare morbidezza che consentiva facilmente di modellarlo a caldo su appositi stampi e, col successivo raffreddamento, la forma che esso aveva acquistata restava stabile e la pelle diventava dura e resistente: se ne confezionavano astucci, foderi di pugnali, scatole e simili.

Lo statuto di fabbricanti di astucci che preparavano questo tipo di cuoio (detti Gainiers) prescriveva che non si dovessero impiegare miscele segrete per la confezione del cuir bouilli, ma solamente cera fusa con gli ingredienti già elencati, e senza nessuna altra aggiunta.

Le opere di  La Lande vennero tradotte in varie lingue (ma non in italiano). 

 

Note

1. Figlio di Pierre Le Français e di Mariane Mouchinet. In molte enciclopedie dell’ottocento è scritto Lalande, mentre in tutte le opere conciarie è scritto La Lande. Noi abbiamo optato per questa seconda scrittura. Sui Dizionari moderni :Lalande Joseph-Jêrome (Le François de).

2. Spécola = edificio destinato ad osservazioni astronomiche. Deriva dal latino specula = osservatorio, e a sua volta dal verbo specere = osservare, guardare.

3. Denis Diderot e Jean Baptiste Le Rond d’Alembert,  “Encyclopédie ou Dictionnaire Raisonné des Sciences, des Arts et des Metiers”, 35 volumi, pubblicati 1751-1780.

4. .era una tela incerata per le critiche e una spugna per le lodi

5. Colbert Jean Baptiste (1619-1683), nominato da Luigi XIV , detto il Re Sole (1638-1715) dopo che la Francia s’era trovata in una situazione finanziaria molto difficile dopo la guerra dei Trent’anni.

6. Arti fisiche o arti meccaniche = attività manuali dell’uomo, cioè i mestieri che richiedono pratica manuale e tendono alla fabbricazione di oggetti utili, in contrapposizione alle Arti Liberali, cioè quelle che si esplicano con lo spirito, con l’intelletto.

7. “La principale causa della lentezza che si osserva nel progresso delle Arti, è un timore geloso, una diffidenza interessata da parte degli Operai, che nascondono il meglio delle loro pratiche e le risorse delle loro Arti; è il timore di condividerle; al Pubblico importa di penetrare questa oscurità misteriosa, per portarvi la fiaccola della Fisica e lo spirito di osservazione; è necessario conoscere le Arti per perfezionarle”

8. Fougeroux de Bondaroy, Auguste-Denis, autore del libro: « Art de travailler les cuirs dorès ou argentés » (1762).

9. Mentre nella lingua italiana la trasformazione della pelle grezza in prodotto finito, cioè in pelle conciata è affidata ai termini “concia”, “conciatore”, la suddivisione delle varie operazioni conciarie o dei vari tipi di concia o conciati destinati a vari usi, in Francia lo stesso argomento era affidato ai seguenti mestieri, che sono poi i titoli dei sei libri di La Lande e cioè: Tanneur, Chamoisier, Corroyeur, Hongroyeur, Maroquin, Megissier, Fu il Ministro di Luigi XIV Colbert a organizzare lui stesso la professione della conceria, e distribui in diverse classi, anche se esse avevano delle operazioni comuni, e alcuni mestieri sono  particolari. Ai mestieri testè elencati  bisogna aggiungere: Pelletier, Basanier, Gantier, Parcheminier e Baudroyeur.

10. Pubblicati a Parigi da Desaint & Saillant nella collana « Descriptions des Arts et Métiers ». 

11. Il Tanneur eseguiva una concia lenta in fossa al vegetale con tan (dal lat. tannum) con scorza di quercia frantumata (da dove i molini per tan) con cui venivano fabbricati i cuoi. Veniva sottratta l’umidità per rendere i tessuti forti e compatti.

12. Articoli = paragrafi.

13. “Conciare una pelle, è toglierle la sua umidità e il  grasso naturale. Aumentare la resistenza delle fibre e rendere il tessuto più compatto. È abbastanza generalmente  con la corteccia delle giovani Querce che si produce questo effetto sulle Pelli; ma si possono usare diverse piante, e lo stesso altre sostanze. Si ignora nel modo più assoluto in quale tempo è iniziato l’uso di preparare così le Pelli; ma si è tentati di credere che questo uso sia molto antico. I termini Tannum, Tannare, Tanneria si trovano sui libri della bassa Latinità; ma non si sa da quale lingua la bassa Latinità ha preso in prestito questa parola”.

14. Riviére in francese vuol dire fiume, mentre il termine riviera, in italiano, ha un altro significato.

15. Hongreyeurs = conciatori di cuoio d’Ungheria. Veniva usato allume e sego.

16. Corroyeur (dal lat. corium e da ronger =rodere) è quello che oggi si direbbe rifinitore. Pertanto chi commerciava le pelli, le preparava, uscite dalle mani del “tanneur” e dava loro brillantezza e morbidezza.

Bisogna notare che i “ corroyeurs” erano più mercanti che industriali; essi compravano le pelli conciate (tannées) e le rifinivano per venderle.

17. Veniva lavorato in una conceria a St. Germain-en-Laye.

18. Oli empireumatici = sostanze ottenute per distillazione secca di diversi prodotti, per esempio dal catrame, del creosoto et cætera; deriva dal greco empyreuma-atos = carbone che brucia.

Torino 25 Febbraio 2002 

 

FRONTESPIZI

 


 

Riproduzione dei frontespizi originali da "Descriptions des arts et des metières"

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