nomicuoio A. I nomi del cuoio e della pelle nelle varie lingue
B. Etimologie conciarie
C. Bernard Sol
D. I nomi dei vari tipi di cuoio
(Cuoio e pellami)
E. Le parti della pelle
Suddivisione della pelle per il conciatore
(Basf)§
A. I nomi del cuoio, della pelle, della pelliccia e della pergamena
 

n.°

Lingua

Cuoio

Pelle

Pelliccia

Pergamena

1

Italiano

Cuoio

Pelle

Pelliccia

Pergamena

2

Italiano antico

Cuojo, corio, quoio, quojo

Pelle

(sin. Pella)

Pelliccia

Cartapecora

Pergamena

(charta)

3

Latino

Corium

Pellis

Mastrūca o

-ga

Pergamena charta

4

Greco

Derma,

(diftera)

Dorà

 

Melote

 

pergamene

5

Francese

Cuir

Peau

Fourrure

Parchemin

6

Inglese

Leather

Hide, skin

Fur

Parchement

7

Spagnolo

Cuero

Piel

Piel

Pergamì

8

Catalano

Cuir

(pell adobada)

Pell

(adoberia)

Pel

L(abric)

Pergamì

9

Tedesco

Das Leder

Fell, Haut

Pelz (m)

Das Pergament

10

Portoghese

Couro

Pele

Pele, peliça

Pergaminho

11

Romeno

Piele

Piele,

epiderma

Blana

Pergament

12

Dano-Norvergese

Leder

Hud

 

 

13

Olandese

Leer

Luid

Bont

 

14

Serbo-croato

Koza

Koza

Krznarina

 

15

Ceco

Kůže

Kůže

Kužešina

 

16

Polacco

Sko’ra

Sko’ra

Futro

 

17

Russo

Cocsa

kocsa

mecs

Pergament

18

Turco

Deri

Deri

Kürk

 

19

Arabo

Gild

Qishra

Farw

 

20

Giapponese

Kawa

Kawa

Kegawa

 

21

Ebraico

Or

Or

Parva

Klaf

22

Albanese

Lëkurë

Lëkurë

Gëzof

Pergamenë

23

Persiano

Carma

Pust

Pust

 

24

Lituano

O’da

O’da

Kailis

 

25

Ungherese

Bör

Bör

Szörme

 

26

Svedese

Läder

Skinn

la päls

la pergament

27

Sloveno

U’snje

U’snje

Kŕzno

 

§

B. ETIMOLOGIE CONCIARIE
L’etimologia è la scienza che studia gli etimi.
L’etimo è la forma più antica, documentata o ricostruita, cui si possa fare risalire percorrendo a ritroso la storia di una parola: nizdos “giaciglio” è l’etimo ricostruito, nell’ambito della lingua indoeuropea1 comune dell’italiano nido.
L’etimologia (lat. etimologia e gr. etumologia) rappresenta quindi il
“significato intimo di una parola” perché detto significato intimo o originale era ritenuto quello vero.
La parola etimologia era tradotta con veriloquium o notatio da Cicerone e con originatio da Quintiliano, essa è formata da etumon (neutro di etumoz = vero) e da logoz  = discorso secondo un’illusoria considerazione dell’etimologia quasi fosse il vero significato della parola.
In questo lavoro ci occuperemo della etimologia di alcune parole fondamentali che riguardano il cuoio per fare vedere nelle lingue: italiano, latino, greco, francese, spagnolo, catalano, portoghese, inglese, tedesco, e nel dialetto siciliano quale è la loro origine.
NOTE a B.

1 Indoeuropeo (o indeuropeo): gruppo di lingue europee ed asiatiche riconosciute genealogicamente imparentate (fra le quali hanno preminenza i gruppi neolatino, greco, baltico, indoario, slavo, germanico, celtico, illirico), e direttamente attestate da età fra il XV sec. a.C. (greco) e il XVI sec. d.C. (baltico).
§
 
B.1. LINGUA ITALIANA
Iniziamo ad esaminare i vocaboli seguenti: concia, conceria, conciatura, cuoio, derma, pelare, pelatura, pellaio, pelle et coetera.
 B.1.1. Concia
Per concia deve intendersi quell’insieme di operazioni che trasformano la pelle grezza conservata in cuoio.
(Der. di conciare). 
B.1.2. Conceria
Stabilimento (opificio) per la concia delle pelli. In senso astratto, l’arte di conciare le pelli. (Der. di conciare).
B.1.3. Conciapelli
In passato usato anche Acconciapelli (G. Griselini). Detto anche Conciaiolo. Operaio addetto alla concia delle pelli.
Composto di conciare e pelli.
B.1.4. Conciare
Riferito a pelli, sottoporre alla concia mediante opportuno trattamento.
Der. dal lat. mediev. (sec.X) comptium “ preparazione (a scopo di ornamento)”  e questo da comere = riunire, combinare.
 B.1.5. Conciario
Pertinente alla Concia delle Pelli.
 B.1.6. Conciato
Sottoposto a concia (part. pass. di conciare ).
B.1.7. Conciatore
Lo stesso significato diConciapelli.

B.1.8. Conciatura
Lo stesso significato diconcia, ma meno usato.
(Der. di conciare).
B.1.9. Cuoiaio, Cuoiame
Lo stesso che coiaio, coiame. In passato anche cuojajo, cuojame.
B.1.9.1. Cuoiaio =  Commerciante di cuoio
Ma in effetti il termine cuojajo aveva due significati diversi; da una parte rappresenta l’Artefice che concia le pelli con sostanze vegetali (G. Griselini); dall’altra è colui che esegue ulteriori lavorazioni sulla pelle conciata per migliorarne le caratteristiche (Venturoli).
B.1.9.2. Cuoiame = Assortimento di cuoio.
B.1.10. Cuoio (plur.cuoi e cuoia)
Sinonimi: Corio, cuojo, quojo.
Dal lat. coriu(m)  (da una radice che indica un oggetto che si stacca, e spec. “la pelle, la scorza”), col der. coriaru(m).
B.1.11.  Derma
B.1.11.1. Strato di tessuto connettivo strettamente unito all’epidermide a formare la cute dei Vertebrati; sottilissimo in quelli inferiori, di spessore maggiore negli uccelli e spec. Nei Mammiferi é la parte della pelle che viene trasformata in cuoio;
B.1.11.2. derma- (prefisso) e –derma (suffisso) primo e secondo elemento di parole composte del linguaggio dotto e della terminologia scientifica latina ed italiana.
Esempi:
a.  dermocuoio = cuoio sintetico adoperato per legature di libri.
E’ scorretto parlare di cuoio sintetico, perché il cuoio è cuoio, e non può che essere naturale !!
b. ipoderma  = strato sottostante all’epidermide dei vertebrati, meglio detto derma. Composto di derma e cuoio.
3. epidermide2  = in anatomia il tessuto più superficiale del corpo, che assieme al derma forma la pelle o cute.
(Der. dal gr.derma-atoV = pelle ).
B.1.12. Pelacane
Arc. conciatore di pelli talvolta spregiativo;
B.1.13. Pellaio
Anche Pellajo. Region. Pellaro. Conciatore o venditore di pelli (specie di agnello o di bue).
Dal lat. pellarius, der. di pellis “ pelle”. Secondo il Griselini rifinitore e tintore di pelli conciate.
B.1.14. Pellame
Assortimento di pelli conciate.
(Der. di pelle con il suffisso collettivo –ame).
B.1.15. Pelare, Pelatura
Asportare i peli, meglio depilare. Dal lat. pilare e questo da pilus = pelo.B.1.16. Pergamena
Si tratta di una pelle trattata in modo speciale dando un prodotto che non è una pelle conciata; detta anche cartapecora.
[Dal lat. pergamena (charta) “(carta) di Pergamo”, in quanto i suoi metodi di preparazione e di fabbricazione ebbero particolare sviluppo sotto gli Attalidi, re di Pergamo, nel sec.II a.C.].
B.1.17. Scorza
Parte esterna della corteccia degli alberi usata come conciante.
(Dal lat. scortea(m) = “pelliccia, f. sost. di scorteus “ di pelle, di cuoio”, da scortum  “pelle, cuoio”, da avvicinare a corium “ cuoio”).
B.1.18. Suola s.m. parte della scarpa che poggia sul suolo, a terra.
[Der. dal lat. solum ( plur. Sola), da cui l’italiano antico suolo ( plur.
suola, sola)].
B.1.19.Tannico, aggettivo di tannino, dal fr. tannique.
B.1.20.Tannino
Classe di composti del fenolo diffusi in legni, foglie, cortecce, frutti e galle, usati come concianti e astringenti.
[Dal fr. ta(n)nin (1797 secondo il diz. di P. Robert) un derivato di tanner (1260) “ conciare”, dal gall. tanno “ quercia”. Il nome gli fu attribuito  dal chimico fr. Joseph Louis Proust nel 1798 da tan concia, tanner conciare].
B.1.21.Tanno
arc. Ogni scorza di vegetali (specie quella di quercia)
contenente tannino, usata per la concia del pellame.
[Dal fr. tan di origine incerta (secondo Devoto-Oli - Nuovo Vocabolario Illustrato della Lingua Italiana )].
Note a B.1.
1. dal lat. tardo epidermis, gr. epidermis-idos. Comp.di epi = sopra ederma=pelle.
§
B.2. LINGUA LATINA
Nella lingua latina esistevano o esistono i seguenti vocaboli:
B.2.1. Concia, conciatura = Pellum confectio (onis,f.) ;
B.2.2. Conciapelli, conciatore = Coriarius, ii ;
B.2.3. Conciare = (pelles) subigere; oppure (pelles) conficere ;
B.2.4. Cuoiaio ( bottega da) = Coriaria-ae;
B.2.5. Cuoio = Corium, ii;
B.2.6. Pellaio = Coriarius ;
B.2.7. Pellame (sing. collettivo) = Corium, ii  n.;
B.2.8. Pelle (come superficie esterna del corpo di un animale o
dell’uomo) = Pellis, is ;
B.2.8.1. Pelle spessa, cuoio = Corium, ii;
B.2.8.2. Pelle (fatto di) = Coriaceus, a, um;
B.2.8.3. Pelle (vestito o coperto di) = Pellitus-a-um;
B.2.9. Pellicceria =Pellionis taverna;
B.2.10. Pelliccia = Pellis,is; vestis,is;pellicea;
B.2.10.1. Pelliccia (di) = Pelliceus-a-um;
B.2.10.2. Pelliccia (vestito di) =Pellitus-a-um;
B.2.10.3. Pelliccia di montone (coperto di una) = Ovium pellibus vestitus
B.2.11. Pellicciaio = Pellio-onis.;
B.2.12. Pergamena = Tenuitatem membranae, Charta pergamena.
§
B.3. LINGUA GRECA 
I vocaboli che prenderemo in esame di questa lingua sono:
B.3.1. Conciatore di pelli = dermatomalaktes;
B.3.2. Coriaceo = dermatikos;
B.3.3 Cuoiaio = bursodepses; oppure burseus;
B.3.4. Pelle = bursa;
B.3.5. Pelle (staccata dal corpo) = derma-atos;
B.3.6. Pelle di uomo o animale vivo= derma-atos;
B.3.7. Pelle (di, simile a pelle) = dermatikos;
B.3.8. Pelle (piccola)  = dermation;
B.3.9. Pelle conciata, cuoio, veste di pelle, pelle per tenda, pelle per tamburo, pelle per scrivere, pergamena = diftera-as;
B.3.10. Pelle (vendita di) = diftopoles;
B.3.11. Pelle (di) o di cuoio =difterinos-e-on;
 §
 B.4. LINGUA FRANCESE
 Mentre nella lingua italiana (e nelle altre) i termini conciari sono relativamente pochi, nella lingua francese avviene il contrario, e ciò è dovuto alla classificazione di Jean Baptiste Colbert (1619-1683), ministro di Luigi XVI, il quale classificò i diversi modi di fabbricare il cuoio con mestieri diversi, una sorta di terzisti ante litteram.
Pertanto fra i termini consueti e presenti più o meno nelle altre lingue, per onestà storica verranno presi in esame anche i vocaboli dei suddetti mestieri.
I Mestieri
1.Le Pelletier
2. Le Tanneur
3.Le Mégissier
4. Le Maroquinier
5.Le Hongroyeur
6. Le Basanier
7. Le Gantier
8. Le Chamoisieur
9. Le Parcheminier
10. Le Baudroyeur
Gli utilizzatori
-La Chaussure;
-L’habit de l’homme;
-Le Chapelier;
- Les Outres;
- Le cuir dans l’Armée;
- Diversi
B.4.1. Allume = Alun; (XII sec. dal lat. alumen). Solfato doppio di alluminio e potassio idrato utilizzato in tintura, mégisserie e medicina
(astringente e caustico).
B.4.2. Conciatore o conciatrice = Tanneur, euse (rad. tanner);
B.4.3. Conciatore di pelli leggere = Mégissier;
B.4.4. Conceria dove si lavorano pelli leggere = Mégisserie arte di lavorare le pelli di agnello, di montone, di vitello, di capretto, di camoscio e di altre pelli delicate per renderle adatte ai diversi usi:  guanti, sacchetti per tabacco,  sacchetti per polvere (sacs à poudre), grembiali per operai e pompieri (tablices d’ouvriers et de sapeurs). L’operaio della mégisserie (mégisseur) prepara anche le pelli non depilate (cioè con pelo) e le pellicce.
B.4.5. Conceria = Tannerie ; arte, azione di conciare le pelli per trasformarle in cuoio. (Rad. tanner)
B.4.6. Concia = Tannage;
B.4.7.  Conciatore che fabbrica cuoio d’Ungheria = Hongroyeur o Hongrieur;
B.4.8. Concia di cuoio d’Ungheria = Hongroyage (1873 da Honroyer)= concia di sugatto (o sogatto, sovetto e soatto) con sale grosso e allume; arc. o reg. striscia di cuoio per cinghie e finimenti.
(Der. di soga dal lat.tardo soca =“ fune”. Usato da Dante Alighieri: 
“ Cercati al collo, e troverai la soga.
Che ‘l tien legato”.
B.4.9. Conciatore di pelli leggere = Mégissier;
B.4.10. Cuoio marocchino (operaio/a che fabbrica il) = Maroquinier-ere:
B.4.11. Megie = sin. di mégisserie;
B.4.12.Mégisser, ière = colui che possiede o dirige una mégisserie; come aggettivo si usa ouvrier mégisserie;
I regolamenti a noi pervenuti risalgono al 1270. Erano corporazioni molto potenti.
Nel 1776 furono riuniti in una sola corporazione : mégisseurs, tanneurs corroyeurs, peaussiers e parcheminiers.
B.4.13. Marocchino = Maroquin (da Maroc = Marocco) paese da dove si sono importati in Francia le prime pelli conciate alla maniera marocchina. Si tratta di pelli di becco, o di capra, preparate con un particolare sistema di concia e tinto dal lato fiore (epidermide).
B.4.14. Marocchineria = Maroquinerie, stabilimento dove viene fabbricato il cuoio marocchino.
B.4.15. Modo di lavorare della mégie e mégisser = mégir;
B.4.16. Rifinizione  (operazione di) = Corroyer;
B.4.17. Rifinizione (operaio/a addetto/a alla) = Corroyeur-euse (dal latino corium = cuoio e da rogere. Operaio che prosegue il lavoro del conciatore (tanneur) per rendere il cuoio adatto ai diversi usi, dandogli brillantezza, colore e morbidezza necessari.
B.4.18. Rifinizione del cuoio = Corroyage
B.4.19. Scamosceria = Chamoiserie ; stabilimento dove si produce lo scamosciato all’olio. Ha molti legami con la mégisserie.
B.4.20.  Scamosciato all’olio = Chamoisier;
B.4.21. Scorza di quercia dalla quale si ricava il tannino per la concia al vegetale =Tan  ( Dal latino tannum);
B.4.22. Tannino = Tannin e tanin;
B.4.23. Tannico = Tannique, che ha a che fare con il tannino.
 §
 B.5. LINGUA SPAGNOLA
 B.5.1. Conceria= teneria, curtiduria, (cat.) adoberia; (americ.)curtiembre;
B.5.2. Concia, conciatura= curtido; curtimiento; cat. adob (per als pells);cat. adobament ( de les pells)
B.5.3. Conciante ( che concia) = curtiente;
B.5.4. Conciare = curtido; cat. Adobar (pells);
B.5.5. Conciatura = curtido; cat. adobament (de les pells) ;
B.5.6. Conciatore, conciapelli, conciaiuolo = curtidor ; cat. adober;
B.5.7. Cuoio =cuero;
B.5.8. Cuoio (cinghia di)= correa dal lat. corrigia;
B.5.9. Cuoiaio, cuoiame = cat. adobador;
B.5.10. Derma = dermis;
B.5.11. Pelacane (arc. per conciatore di pelli, talvolta spregiativo)
B.5.12. Pelare, pelatura= pelar;
B.5.13. Pellaio, Pellajo= curtidor;
B.5.14. Pellame = pieles; cat. pellam;
B.5.15. Pellame = cat.  peleteria ( de pells sense pèl);
B.5.16. Pelle = piel; pellejo; cat. pell;
B.5.17. Pelletteria =  cat. peleteria (fàbrica, bottega d’abrig de pell);
B.518. Pelliccia= abrigo de piel; piel;
B.5.19. Pellicciaio = peletero;
B.5.20. Allume = alumbre
§
B.6. LINGUA PORTOGHESE
B.6.1. Conceria = tanaria; fabrica de curtume; alacaçaria;
B.6.2. Concia, conciatura = curtume;
B.6.3. Conciante (che concia) = curtume;
B.6.4. Conciare = curtir;
B.6.5. Conciatore, conciapelli, conciaiuolo = curtidor de peles;
B.6.6. Cuoio =couro o coiro;
B.6.7. Cuoiaio=vendedor de couros;
B.6.8. Cuoiame =  coirama;
B.6.9. Derma = derme;
B.6.10. Pelacane (arc. Conciatore di pelli talvolta spregiativo)
B.6.11. Pelare, pelatura = peler
B.6.12. Pellaio, Pellaio = peleiro;
B.6.13. Pellame = pelaria; pelma; courama;
B.6.14. Pelle = pele;
B.6.15. Pelletteria = pelaria
B.6.16. Pelliccia= peliça; pele de animal, munida de pelo e preparada;
B.6.17. Pellicciaio (pl.-ciai) = pellejero, peletero, adobador de pieles;
B.6.18. Allume= alumbre.
§
B.7.  LINGUA INGLESE
B.7.1. Conceria= tannery (1736);
B.7.2. Concia, conciatura= tannage (1662); tanning;
B.7.3. Conciante (che concia) = tannant
B.7.4. Conciare = to tan:
B.7.5. Conciatore, conciapelli, conciaiuolo =tanner;
B.7.6. Cuoio = leather;
B.7.7. Cuoio = skin (dal norv. skinn o skinna);
B.7.8. Cuoio= hide; (dal gr. kutoV-eoV)
B.7.9. Cuoiaio, cuoiame = tanner;
B.7.10. Derma = derme
B.7.11. Pelacane (arc. Conciatore di pelli talvolta spregiativo)
B.7.12. Pelare, pelatura= peler
B.7.13. Pellaio, Pellajo= furrier
B.7.14. Pellame = hides; skins;
B.7.15. Pellame conciato= dressed hides, tanned hides;
B.7.16. Pelle = leather, skin, hide;
B.7.17. Pelletteria  ( la fabbricazione) leather goods manufacturing;
B.7.18. Pelliccia= fur;
B.7.19. Pellicciaio = furrier;
B.7.20. Pergamena = parchemin;
B.7.21. Allume= alum;
§
B.8. LINGUA TEDESCA
B.8.1. Conceria =Gerberei;
B.8.2. Concia, conciatura= Gerberei; Gerben;
B.8.3. Conciatore= Gerber (m);
B.8.4. Conciante =Gerbend;
B.8.5. Conciare= Gerben;
B.8.6. Conciatura di pelleicce = Pelzgerberei;
B.8.7. Cuoio =Leder;
B.8.8. Pelle = Haut(f); Leder (m);
B.8.9. Pelliccia =Pelz;
B.8.10. Pellicciaio= Kürschner (m);Pelzkonfekionär (m);
B.8.11. Pellicceria =Kürschnereif (f); Peltzhandel (m);
B.8.12. Pergamena = Pergament;

§
B.9. DIALETTO SICILIANO
E’ stato molto difficoltoso rintracciare i termini seguenti perché quasi tutti i dizionari  del dialetto siciliano sono siciliano-italiano e non viceversa. Inoltre esistono pochissimi dizionari etimologici, di non facile reperibilità.
B.9.1. Calzolaio= scarparu;
B.9.2. Ciabattino = solachianeddu o solichianeddu der. dasola = suola e  chianedda = pianella; detto anche curviseriper curduviseri, da curdurduvis (cordovano); cfr. ant.it. cordovaniere e il fr. ant. courveisier;
B.9.3. Conceria = cunzaria; da cunzari; ant. luogo o strada in cui si conciavano o si vendevano le pelli;
B.9.4. Concia = conza;
B.9.5. Conciare = cunzari;  dal lat. comptiare (rendere acconcio) da comptus = adorno;
B.9.6. Conciare le pelli = cunzari li peddi; der. di cunzari e peddi;
B.9.7. Conciatore = cunzaturi; cunzariotu; cunzariuotu;
B.9.8. Conciapelli =conzapeddi e conzapieddi;
B.9.9. Conciaiuolo=cunzaturi;
B.9.10. Cordovano = curduvanu o curduvana,
dallo sp. Cordobàn  (dalla città spagnola Cordova);
B.9.11. Cuoio = coriu o coiru; plur. coria; con metatesi cori/coir-come fr. cuir e sp. cuero; der. dal lat. corium;
B.9.12. Cuoiaio, cuoiajo = curridaturi di peddi; chi concia e vende pelli;
B.9.13. Cuoiaio (bottega del )=  putia di peddi;
B.9.14. Coiame o cojame = curami , curiami e curiammi;
B.9.15. Cuoio (cintura di)= curria dal lat. corrigia (cinghia) e sp. correa;
B.9.16. Marocchino = marucchinu; sorta di cuoio di becco o di capra conciato colle noci di galla, cioè al vegetale;
B.9.17. Pellajo (conciatore di pelli)= piddaru;
B.9.18. Pellaio  = pedd’i ciareddu;
B.9.19. Pellaio (venditore di pelli)= piddaru;
B.9.20. Pellame = piddami;
B.9.21. Pelle = peddi;
B.9.22. Pelliccia = pilliccia; veste fatta o foderata di pelle, che abbia lungo pelo, come di pecora, di capra, di martora, di volpe, di vai et coetera.
B.9.23. Pellicciaio = pillicciaru;
B.9.24. Pellicceria = cunzaria; luogo o strada dove si vendono le pellicce;
B.9.25. Pergamena, cartapecora = pirgamina, cartapècura;
B.9.26. Sommacco = summaccu;
B.9.27. Suola = sola;
NOTE 
1. Indoeuropeo (o indeuropeo): gruppo di lingue europee ed asiatiche riconosciute genealogicamente imparentate (fra le quali hanno preminenza i gruppi neolatino, greco, baltico, indoario, slavo, germanico, celtico, illirico), e direttamente attestate da età fra il XV sec. a.C. (greco) e il XVI sec. d.C. (baltico).
2. Epidermide deriva dal latino tardo epidermis e dal gr. epidermiz-idoz;
(Der. dal gr.  epi = sopra e derma-atoV = pelle).
§
C. Bernard Sol [1]
Alle sorgenti della Conceria
Il senso originale dei termini generici [2]
1. Dati storici ancora tenebrosi e ipotetici
L’evoluzione attuale delle tecnologie industriali nel mondo è a tal punto rapida che, per una reazione psicologica normale, molti professionisti cercano di indagare sul passato del loro mestiere al fine di riscoprire le sorgenti e il vero significato.
La Conceria-Megisserie è incontestabilmente una delle più antiche industrie e a questo titolo merita che vengano ricollocate nel loro contesto reale le loro origini sovente misconosciute.
L’arte di conciare ha molto probabilmente esordito con la matrice del fuoco.
L’ ”homo sapiens” da circa 500.000 anni ha senza dubbio conciato la prima pelle senza neanche saperlo.
I primi gruppi di conciatori sono esistiti da circa più di 7.000 anni nel neolitico e le prime concerie industriali hanno avuto origine a Roma all’inizio della nostra era (vedi la conceria di Pompei vicino la porta di Stabiae [3]).
A rischio di deludere i lettori o gli uditori che sono naturalmente degli scienziati, vorrei precisare prima di entrare nel vivo del discorso che quanto  sto per presentare si fonda molto di più su ipotesi logiche che su certezze.
Vorrei a questo riguardo fare un confronto: vedremo ora nel corso dell’esposizione che si tratta di “fossa di concia”, in inglese il termine usato è “pit”.
Questo termine è di origine latina: “ puteus” il pozzo.
E’ curioso constatare che“pit” fa parte di un insieme di locuzioni britanniche che, evocano la marcia nelle tenebre, la discesa agli Inferi.
Ebbene, diremo che tutto ciò che mi accingo a dire ha anche qualcosa di tenebroso (e faccio di nuovo allusione ai pozzi), è forse, come per i pozzi, sorgente di verità.
2. Etimologie, analogie e miti
Mi limiterò ad analizzare l’etimologia di alcuni termini generici utilizzati di consueto nella nostra professione: il cuoio, la parola inglese e tedesca “Leather” e “leder”, la parola “tan”, il verbo tedesco “ Gerben”, e infine due parole che interessano il settore della “megisserie”, il verbo francese “megir” e la parola “alun”.
Cuir
Tutti sanno che la parola“cuir” deriva indiscutibilmente dalla parola latina “corium”, come d’altra parte la maggior parte di parole francesi o di lingue di origine latina: io penso a “corroies”, a “corroyage” , con riserva, penso a  “cuero” , “curtidor”, ”cuoio”; tutte queste parole indicano per opposizione alla parola latina “pellis” da dove deriva la parola francese “peau”, materiale vivente, una sostanza morta.
Quello che bisogna sottolineare d’ora in avanti é che, come noi stessi utilizziamo il termine “corium” per designare talora anche il derma, i latini facevano una certa confusione fra “cuoio” sostanza morta e “corium” derma vivente.
Utilizziamo anche noi stessi le parole “peaux” e “ cuir” per indicare al tempo stesso delle sostanze viventi e delle sostanze morte.
Quanto alla radice “cor” essa indica il più sovente una carapace, un inviluppo, una protezione, è il caso delle parole “ecorce”, “cortex”,
“ corium”e della parola italiana “corte” che vuol dire tomaia di calzatura, altro  segno di protezione, et coetera.
Ricordiamo che nel Medioevo francese sono state utilizzate, non molto tempo fa ancora in certe regioni, le parole “cuiretier”, “ cuiratier”, ”coyratier” che tutte volevano dire operai del cuoio, come anche il termine “corréer”, “courréer”, “courroyer” ed infine più recentemente “corroyer”, di cui certi d’altronde affermano che sono derivati dal basso latino “counredar” che vuol dire “appreter”, piuttosto che da “corium”, che è tutto da dimostrare, quantunque la parla “courroi” nel Medioevo aveva il significato di “ cura” (soin).
Infine hanno in francese la stessa radice, le parole “coriace” e “ curasse” spesso con lo stesso significato di protezione.
Pertanto “cuir” evoca contemporaneamente la morte (sostanza morta) e la vita (sostanza vivente), la protezione, la durata, la permanenza.Una parentesi: cuoio si diceva in greco “byrsa” da dove deriva la professione di “ boursiers”[4].
Non è divertente e nello stesso tempo sorprendente che nella locuzione  francese “ la borse ou la vie” si fa ancora allusione alla vita e alla morte?

Leather e leder

Queste parole anglosassoni che corrispondono alla nostra parola francese “cuir” d’origine latina, ma anche di origine greca.
Le radici di queste parole sono: in inglese “leth” e “ let”, nella lingua germanica “led” o “leid”.
Tutte le ricerche fatte sull’origine di queste radici mostrano che vi sia probabilmente alla base la parola greca: “Lethe”, nome proprio, che nella mitologia greca indicava il fiume degli Inferi dove le ombre dei mortali bevevano l’acqua che placava la sete e faceva loro trovare l’oblio.
Siamo dunque in piena leggenda, in piena mitologia, sempre in greco, essa ha dato nascita anche alla parola latina “lethum” o “lithum”, parola che significa morte; l’aggettivo “letalis” che vuol dire mortale; indichiamo di seguito, e voi lo sapete, che in francese esistono la parola “letargia” e la parola “lètalitè”  benché quest’ultima non sia più usata.
In tedesco l’aggettivo “ledern” vuol dire noioso, tedioso con l’idea di una noia mortale; quanto a“leider” tutti quelli che conoscono il tedesco sanno che questo termine vuol dire: disgraziatamente, ciò che conferma il senso generale della radice “led” come del resto, ed è da notare, l’aggettivo francese “laid”  in uno dei suoi antichi significati figurati.
Che cosa bisogna dedurne?
Che “Leather” e “leder” hanno una origine che evoca il concetto di morte, ma con l’idea di una morte passeggera poiché è questione dell’aldilà, della morte, del sonno e dell’oblio.
 
Parlando della radice “leth”, non può essere inutile evocare un’altra radice che vi si avvicina, la radice “lith”; in effetti da questa radice è generata la parola greca “lithos” che vuol dire pietra e si può immaginare che fra le due radici esiste ciò che si può chiamare una analogia per opposizione nella misura in cui per i Greci “lithos&rdquo evocava l’immortalità.
Pensiamo alle pietre rimosse dei morti, ma porte della via per numerosi popoli della protostoria europea.
Noi stiamo per trovare inquietanti analogie su questo soggetto con un certo numero scrivendosi“tann”o partendo dalla parola “tan”.
Tan
La parola francese tan, come le parole “tanner” e “tanneur” allo stesso modo della parola inglese “tanning”, “tannery”, sono sicuramente derivate dalla parola celtica “tan”; c’è in ogni caso ciò che è stato detto e parecchie volte ripetuto, ciò che si trova su tutti i manuali di conceria.
Si è fatta meno allusione alla parentela con la parola “tann”, parola che significava in gallico e nell’antico bretone la quercia; nello stesso ordine di idee segnaliamo la parola“tanne” che vuol dire abete: chi non ha cantato a Natale “ O tannebaum”?
Tutte queste parole vengono probabilmente da parole di origine più antica, e le nostre ricerche hanno condotto alla parola greca “thanatos” che vuol dire: la morte.
Ricorriamo alla memoria ciò che ci dice a proposito di “leather”,“lethum” in latino significava anche morte.  La parola greca “athanasia” (a privativa) era sinonimo di immortalità. Pensiamo ad Athena: Athane.
Facciamo notare che “eutanasia”, che viene da “thanatos” vuol dire morte senza sofferenza.
E’ un termine alla moda.

Si può facilmente supporre, poiché abbiamo parlato più su di alberi quali la quercia e l’abete, che questi alberi, erano come adesso, la pietra, “lithos” un simbolo di durata, hanno dunque avuto probabilmente una origine nella radice “atan” l’a privativa conferisce a questa radice il significato d’immortalità. Atan è diventato tan.
Nella misura in cui si è praticata la parola tan la si è utilizzata soprattutto per indicare il prodotto dell’albero, e dunque la corteccia da servire per conciare le pelli.
Non è senza interesse segnalare che nel francese antico il verbo “tanner” voleva dire faticare, annoiarsi in modo quasi mortale; l’aggettivo “tannant” significava in senso figurato mortalmente noioso; l’aggettivo tedesco “ledern” aveva lo stesso significato.
La parola inglese “tansy” fa riferimento al fiore chiamato immortale: questa parola inglese è probabilmente nata dall’antica parola francese “tanoise” che, senza dubitarne, viene da “ athanasia”, dando “atanoise”.
Che dire ancora della parola tan?
Noi abbiamo appena parlato della quercia, simbolo d’immortalità, agli occhi degli Antichi; ricordiamo in Gallia il culto druidico; ebbene! quercia nel basso latino si diceva: “cassanus” o “cassaneus” (quercus in alto latino).
Il castagno si confondeva agli occhi degli Antichi nella maggior parte dei casi con la quercia dal punto di vista della durata, questo castagno si denominava in latino “castaneus” che ha dato “Kastanien” in tedesco.
In queste due parole si trova la radice “astan” o “asan” che è probabilmente simile, tutte e due danno luogo a “tan”.
Anche se ciò è una coincidenza confessiamo che è sconvolgente.
Ciò che è egualmente interessante nello stesso ordine di idee, è da notare, per inciso, che il primo agente di concia vegetale utilizzato dagli Antichi, e in particolare dai Greci, poi dai Romani e dai Galli fu la noce di galla, precisamente la galla di quercia.
Ciò non dice nulla?
Ebbene, galla, acido gallico sicuramente, ma anche Galli per i Romani, e Galois per i francesi, ma anche Gallettes, come pure gli abitanti della Galacie e i Paesi del Galles del Regno Unito.
Ma ancora in celtico i Wahilli, antenati dei tedeschi.
Questa parola Wahilli era all’origine della parola “Walhalla”[6] questo famoso paradiso della religione pagana del nord della Germania; ed infine i “Welches”[7], che hanno dato luogo ai Belgi.
Ora,  galli era il nome dato ai sacerdoti di Cibele, dea della Terra, vivente nelle foreste, sorgente di vita.
Per tornare a “Wotan”si sa che questo dio secondario tedesco è omologo del dio scandinavo “Odino”, che ricorda i celebri Vichinghi. Questo dio aveva, dice la leggenda, la particolarità di assistere i morenti affinchè essi entrassero nei famosi “Wahlalla”.
Ora “Wotan” è composto da Wo = dove, avverbio di luogo, e tan.
Vi sono delle cose da relazionare colla parola tan. Non soltanto essa indica la morte o l’immortalità, e il passaggio dalla vita alla morte, ma ancora è stata utilizzata per designare degli esseri mitici e i luoghi abitati.
Oltre “Wotan” citerei due casi:
I Fenici avevano un culto tutto particolare per la dea “Astarté”[8] ch’essi chiamavano “Tanit”, e si sa che questo culto consisteva principalmente in sacrifici umani, dare la morte rappresentava in questa religione la possibilità per altri di vivere.
Infine “Satan” deriva dall’ebraico “Haschatan”, parola che significa l’avversario, il nemico, il nulla, in qualche modo l’essere della nullità.
Essere = atan o tan. Tan ha il significato allora di stato, di luogo, di vita.
Da dove tutte le parole di territorio Turkestan, Afganistan, et coetera.
In tutti i  casi che abbiamo evocato si ritrovano cosi, e dirò nuovamente, i concetti di morte e di vita o di essere.
Due concetti sempre legati, la morte essendo apparenza di vita quando può esservi conservazione per un mezzo o per un altro.
Il “tan” che noi utilizziamo da non molto tempo, non è precisamente lo strumento della conservazione dando tutte le apparenze di vita ad un materiale morto.
(Segnaliamo infine per inciso che “tan” si dice in tedesco “lohe” che vuol dire anche “fuoco”: forse l’origine sta nel fatto che gli antichi Germani utilizzavano  i fumi per la concia!).
Parliamo ora della parola tedesca “gerben”
Le parole tedesche “gerben”, “Gerber”, ”Gerberei” e “Grübe” hanno la stessa origine e sono probabilmente, benché non manchino delle riserve, da avvicinare a parole della stessa lingua come “gräber” e “grab”.
“Gräber” vuol dire becchino, “gerben” conciatore, e lo stesso che “grab” che vuol dire tomba, mentre la parola ”Grube” designa la fossa di conceria.
Senza avere alcuna certezza su questo argomento, possiamo nientemeno ammettere che la radice di tutte queste parole sia “greb”.
Da dove viene questa radice? Sempre con riserva, diremo che parecchi ricercatori sono arrivati alla parola greca “grabatos” che significava : letto di sofferenza, letto di morte.
Si ritrovano nella lingua francese i termini “grabat” e “grabataire”.
Perché non evocare anche la parola francese  “gerber” che significa mettere su qualche cosa o insieme, impilare, ancora che la parola ”gerbe” dà un idea di erezione collettiva, dunque di vita.
E’ singolare notare che il conciatore di vecchio stampo ha effettivamente in tutte le epoche impilato i cuoi gli uni su gli altri in una fossa.
Così dunque, si ritrova con questa parola tedesca “gerben” l’idea generale di morte, ma anche di luogo di riposo e nello stesso tempo di una certa resurgiva, di una certa possibilità di sboccio, dunque di vita.
Equivalente di fossa e di “grube” è la parola inglese “pit” citata più su, derivata da “putens”, pozzo, che  deriva infatti da “putere”, puzzare, verbo che evoca la putrefazione del cadavere nella propria tomba, dunque la morte.
Ma ancora, lo stesso che “ gerben” esprimeva una idea di risorgenza, l’identità in“ pit” della tomba e del pozzo spiega il simbolismo antico di fecondità e dunque di vita attaccata al pozzo, in ciò che racchiude lo spirito di un morto, potendo, in certe condizioni liberarsi per fare nascere una nuova vita.
Nello stesso spirito sappiamo che gli Indù rinchiudevano nell’Inferno il loro dio “Put” coloro che non hanno figli: analogia simbolica e linguistica evidente!
Segnaliamo infine che la definizione in senso stretto della nostra parola francese fossa è “ buco nel quale si mette un corpo morto”.
La parola “megir”
L’etimologia della parola “megir” è, bisogna dirlo, molto controversa e non vi sono meno di dieci versioni differenti di spiegazione più o meno valide.
Noi ne analizzeremo soltanto cinque.
“Megir” potrebbe derivare da “megis” o “magis” antica parola dell’antico tedesco che ha potuto dare “mager” che significa magro, secco, mummificato, dunque in certo modo: conciato.
Potrebbe ugualmente derivare da una parola francese che significava sbiancare, ciò che corrisponde bene al genere di lavoro considerato poiché si tratta effettivamente di conciare in bianco dei cuoi a partire da un sale minerale.
Bisogna d’altra parte notare che i primi conciatori (megissiers) in Francia si chiamavano: “ blanchers”.
 
“Megir” si dice d’altronde in tedesco “weissgerben” , ciò che si traduce letteralmente con concia in bianco.
 
“Megir” potrebbe ancora derivare dall’antico francese “megier” che significa curare, “mege” = medico, con l’idea particolare di trarre qualcheduno dalla morte e senza dubbio l’origine è questa: “medicare”, in latino curare.
(Ricordiamoci che a proposito di corroyage, noi abbiamo evocato in precedenza la parola “conroi” che significa “cura”).
 
Per alcuni“megir” deriva dalla parola latina “mergere” che vuol dire immergere in un liquido e che ha dato luogo alle parole “immerger”, “emerger”, “submergere” et coetera.
 
Effettivamente “megir” consiste nell’immergere delle pelli in un bagno.
 
Infine “megir” potrebbe provenire dalla parola greca “megera”, dalla parola latina “magus” oppure dalla parola orientale “magoush”.
Tutte queste parole danno vita alle parole “mage” e “magicien” di cui si conosce il significato più o meno misterioso e che aveva incontestabilmente rapporto con una certa forma di spiritualità, diciamo, almeno di extra-temporabilità.
Qualunque siano le origini, che abbiamo segnalato, si trova dappertutto lo stesso concetto di conservazione, se non di ritorno alla vita con un mezzo o con un altro poiché anche in ciò che concerne la parola latina “mergere” si può essere sicuri di evocare una immersione rituale, simbolo del ritorno alle origini dell’uomo.
Come si sa la vita si trova nell’acqua degli oceani.
E il battesimo cristiano, come pure i battesimi che hanno preceduto quello cristiano ha gli stessi fondamenti.
Il mestiere di conciatore (megissier) appariva dunque, linguisticamente parlando, come il mezzo di ridare apparentemente vita a qualche cosa che ricorda la morte.
Da notare, per inciso, che la parola inglese che corrisponde a “megir” e che è “taw” evoca, l’idea di battitura (battitura alla botte), è curioso pensare che in francese una certa botte si chiamava, e si chiama ancora turbolento (Turbulent).
Vediamo ora la parola “Alun”
Le parole francesi “alun” e “ alumer”, come pure la parola inglese e le parole in tedesco, in spagnolo, in italiano “alaun”, “alumbre” e“allume” derivano dalla stessa parola latina “alumen”.
Non c’è bisogno di cercare molto per rendersi conto che questa parola “alumen” è formata da una “a” privativa e dalla parola latina “ lumen” che significa luce.
Si tratta dunque di evocare la privazione della luce: ora, e ciò è notevole, si sa molto bene che gli Egizi nell’antichità hanno conservato i loro cadaveri per imbalsamazione per mezzo di pratiche che si riferiscono con evidenza alla concia (megisserie).
I Romani hanno continuato questo stesso tipo di pratica.
In latino imbalsamatore si dice “alutarius”; così dunque la parola “alun” evoca dunque la morte, ma evoca nello stesso tempo l’idea di sopravvivenza nella misura in cui vi è conservazione apparente di vita.
Conclusione
Sei parole prese in esame, d’origine differente e pertanto l’evocazione degli stessi concetti di base, ecco la conclusione straordinaria alla quale siamo giunti.
Tutte queste parole evocano allo stesso tempo la morte, le tenebre, il riposo, ma anche una specie di resurrezione, di vita apparente, di sopravvivenza, di immortalità.
Senza voler troppo insistere, non è evidente che il mestiere di conciatore (tanneur-megissier) di cui bisogna ben dirlo, i nostri antenati, come per noi, era stato considerato un mestiere banale, starei per dire bassamente materialista, ci appariva di colpo come legato a concetti che rivelano una metafisica fondamentale e poco importa se si tratta di pelli di animali: ciò che possiamo ritenere, e per analogia con l’uomo, sono sempre evocati gli stessi concetti: la morte, la vita, per altro interamente intrecciate, (è una espressione volontariamente adottata spesso nelle religioni):
“ Bisogna morire per vivere”.
Tutto ciò ci conduce a cercare nella storia come la conceria si è, senza saperlo, adattata a questi concetti formali nella sua esistenza, nella sua vita propria.
NOTE
1. Bernard Sol ingegnere, fabbricante di calzature dal 1947 al 1953; direttore di conceria e conciatore dal 1954 al 1971. Ancient President delegato della “Federation Françcais de Tannerie-Megisserie.”
2. Traduzione e note di Vincenzo Caniglia e Carla Frijio.
3. L’attuale Castellammare di Stabia.
4. Boursier = borsajo
5. Lithos = pietra.
6. Walhalla o Val Hall = soggiorno paradisiaco riservato, nella mitologia nord-germanica, ai guerrieri morti eroicamente. Dal tedesco Welsh XVIII sec.
7. Welche o Velche = straniero ( di razza latina); nome di origine celtica, antenato dei Belgi.
8. Astartè = dea dei Sindoni
§
 D. I nomi dei vari tipi di cuoi e pellami
(Cuoi e pellami)
Una pelle oltre che conciata può essere tinta, ingrassata, spaccata, scamosciata, rasata et coetera.
Pertanto nel commercio della pelle conciata ancora non trasformata in oggetto, in merce, il nome cuoio o viene completato da un aggettivo, o sostituito da un nome nuovo dettato in genere da esigenze commerciali. Per esempio se la pelle è stata conciata usando sali di cromo si parlerà di cuoio al cromo, mentre se sono stati usati dei tannini si dirà che è concia al vegetale. Lo stesso dicasi delle altre operazioni effettuate sulla pelle conciata, si parlerà di raggrinzito che abbrevia “cuoio raggrinzito” et coetera.
A
-Abbigliamento
Con il termine pellame di abbigliamento si intendono vari articoli che si caratterizzano per leggerezza, morbidezza ed elasticità. Possono essere a pieno fiore, velour, nappa, scamosciato o nubuk. In genere sono pelli a tinta passante, conciate al cromo, tinte con coloranti solidi alla luce e al lavaggio. Non devono contenere acidi liberi e sostanze dannose per la salute. Inoltre devono avere un buon grado di traspirabilità. Importante è anche la resistenza al lavaggio a secco. Sempre più spesso è richiesto il trattamento finale di impermeabilizzazione del lato fiore.
 -Anfibio (harnes leather)
Cuoio per finimenti, bardature, o per tomaia pesante (spessore > 4 mm) di calzature, ingrassato e reso impermeabile, ottenuto da pelli bovine.
 -Anilina
Anilina e pura anilina sono termini che vanno a designare il pellame, segnatamente bovino conciato al cromo, che ha la superficie naturale, a pieno fiore, diversamente dal box-calf  smerigliato, che invece ha il fiore corretto o dalle croste coperte da pigmenti. Il nome anilina deriva dal fatto che il pellame è stato esclusivamente tinto in bottale con coloranti di sintesi, detti appunto all’anilina. L’anilina è una delle sostanze chimiche intermedie più vecchie, utilizzata per la produzione dei coloranti di sintesi.
 -Arredamento (Upholstery)
Viene così definito il pellame per mobili. Un tempo il rivestimento delle poltrone, dei divani e delle sedie era ottenuto con pelli di pecora, di capra o di vitello, conciate in vario modo e tinte generalmente in rosso, bordò, blu scuro, verde e bruno. Oggi per lo stesso scopo, vengono utilizzate le grandi pelli di bovini: si portano a spessore, si lavorano a superficie intera  e di solito vengono conciate ai sali di cromo. Possono essere rifinite a pieno fiore o a fiore smerigliato. Il pellame per arredamento viene anche chiamato pellame per imbottitura.
B
Sono pelli ovine (e talora caprine) conciate al vegetale, non ingrassate, e destinate ad essere rifinite, usate per fodera di calzatura, bande di cappelli, borsette, portafogli e rilegature.
 -Bottalato
É un termine generico, che designa un tipo di pellame morbido, quasi     sempre bovino, con la caratteristica grana in rilievo dovuta all’azione prolungata della bottalatura a secco durante la rifinizione.
 -Box-calf

Termine inglese che sta ad indicare una pelle di vitello conciata al
cromo, tinta in nero, liscia e con poco tipico “scatto”. È uno dei tipi più importanti di tomaia. Il box-calf  tinto nei vari colori prende il nome di willow-calf  e può essere anche palmellato per ottenere il caratteristico fiore box  quadriforme. La parola box-calf  è formata da box = recinto e calf = vitello. Vi sono parecchie ipotesi sull’origine di box. Potrebbe secondo alcuni derivare da un fabbricante di calzature la cui insegna rappresentava un vitello in un recinto. Una seconda  ipotesi si riferisce alla perfezione di fabbricazione di un cuoio capace di conservare tutte le sue qualità quando messo in casse di legno. Ed infine una terza ipotesi attribuisce la parola box ad un famoso calzolaio Joseph Box, che avrebbe dato il suo nome a questo tipo di cuoio.
-Box-smerigliato
Trattasi di pellame bovino , conciato al cromo, il cui fiore è stato smerigliato per eliminare piccoli difetti. La superficie è stata resa liscia tramite una adeguata rifinizione ad effetto coprente. Il box smerigliato , o corretto è il materiale di partenza per una razionale produzione di calzature di classe e articoli di borsetteria.
 C
-Cacciatacchetti, cuoio per  (picking band leather)
Cuoio bovino pesante forte ed elastico conciato al cromo o a concia combinata, usato in campo tessile nei telai come ammortizzatore di fine corsa delle spolette.

-Capretti-chevreaux
 Sembrerebbe una ripetizione dal momento che chevreaux in francese vuol dire capretti. Ebbene il termine chevreaux si riferisce al tipo di concia delle pelli di capretto.
 -Carne, lato carne (flesh, flesh side)
Parte della pelle animale composta di tessuto connettivo ed adiposo, situato dalla parte opposta alla parte dove ci sono i peli; la parte ove ci sono i peli si chiama lato fiore o grana.
-Carrozzeria
Si tratta di pellame destinato all’arredo di sedili per auto. Sono pelli leggere di grande superficie, ottenute da pelli bovine, con precisi requisiti tecnici, quasi sempre conciate al cromo con una concia vegetale-sintetica. Nella fase di rifinizione bisogna prestare molta attenzione ai valori di ancoraggio, allo sfregamento e alla flessione.
 -Cartone cuoio (leather board)
Materiale composito ottenuto per aggregazione di fibre di cuoio (residui, ritagli di rifilatura sfibrati) con sostanze leganti (gomme, resine), pressato per ottenere dei fogli utilizzati nell’industria calzaturiera per parti secondarie delle scarpe.
 -Chevrette
È una imitazione dello chevreaux. Si ottiene da pelli ovine o da grandi pelli di capra per concia. Ha fiore fine e superficie liscia, rifinita con appretti lucidi. Si usa prevalentemente per tomaie di scarpe da donna e per pantofoleria.
 -College
È un nome commerciale entrato nel linguaggio conciario per motivi di praticità . Si utilizza per calzature sportive, quasi sempre di colore nero. Il college si ottiene da pelli di vitellone conciate al cromo. Ha una superficie liscia e regolare.
 -Crosta (split)
Si ottiene con la spaccatrice e permette da un lato di egualizzare lo spessore di una pelle e dall’altro di utilizzare gli strati in modo diverso. Lo strato superiore (per intenderci dove sono attaccati i peli) si chiama strato fiore, mentre lo strato o gli strati sottostanti croste .La crosta serve a svariati usi, sia come suoletta interna delle calzature,  sia diversamente rifinita, per tomaie a buon mercato o per pelli per arredamento. La crosta rappresenta anche la materia prima per la produzione di scamosciato, tinto in vari colori richiesti dalla moda. All’Esposizione di Torino del 1898 era esposta, come curiosità, una pelle di bue spaccata ben sei volte.
-Crust o semilavorato (crust leather)
Sono così definite le pelli conciate, riconciate, ingrassate ed essiccate già nei Paesi di produzione. Il sinonimo italiano sarebbe semilavorato o semirifinito, ma a volte si usa il termine bazzana. Le pelli crust vengono rifinite dalle concerie che le acquistano dai grezzisti. Si distinguono in semilavorato al cromo (conciate e riconciate al cromo) e semilavorato al vegetale (conciate al vegetale/sintetico).
-Culatta (butt, rear)
Parte delle natiche di una pelle con particolare intessitura compatta e di spessore nettamente superiore a quello delle altre zone. Ha un valore particolare negli equini.
-Cuoietto
Pellame ottenuto da pelle bovina conciata al cromo che imita la concia al vegetale
-Cuoio (leather)
Nella lingua italiana è l’unico termine che denota una pelle conciata. In un dizionario dell’800 si trovano i sinonimi:cuojo, corio, quojo. Esistono forme plurali: cuoi e cuoia, il secondo usato nell’espressione “tirar le cuoia, cioè morire.
 
-Cuoio naturale, detto anche vacchetta conciata al vegetale
 (grease stuffed  leather, russed upper leather)
 È ottenuto da pelli di vitelloni conciati al vegetale e poi ingrassati. Ha un colore caratteristico sia dal lato fiore che dal lato carne e si usa per la fabbricazione di cinture, selleria, valigeria e borsetteria.
 
-Cuoi per sottopiedi (insole leather)
 Pelle leggera bovina conciata al vegetale o con concia combinata, utilizzata per interno di calzature.
 
D
-Daino (chamois leather)
 Sono le cosiddette pelli di daino, quelle che si usano per pulire i vetri e vengono ricavate da croste ovine conciate all’olio di pesce. Il termine più usato è peròscamosciato all’olio, dal momento che le pelli di daino non esistono più.
F
-Fiore, lato fiore (grain)
Parte superficiale della pelle esposta all’esterno, con caratteristico aspetto compatto, resistenza e particolare disegno dei follicoli piliferi, proprio di ogni specie animale.
-Floater
 Neologismo poco diffuso. Il termine s riferisce ad un pellame bovino bottalato (trattato a secco in un bottale), con grana regolare e marcata, morbido, ma non cascante. Serve per la produzione di tomaie.
 
-Foderame (leather lining)
 Il termine definisce le pelli relativamente sottili conciate al vegetale-sintetico, al cromo o cromo-vegetale. Oltre a scelte basse di pelli ovine, bovine (particolarmente d’importazione), di vitello, capra e cavallo si lavorano spaccati ovini e croste bovine per l’interno delle calzature, scarponi e per sottopiedi.
 
-Frassame (offal)
 Per frassame (o frazzame) si definiscono i resti di una pelle bovina dopo la cosiddetta gropponatura. Costituiscono dunque il frassame i fianchi, la testa e le spalle. Questi ritagli vengono lavorati a parte per ottenere articoli di qualità inferiore.
 
 
G
-Groppone (butt)
Parte restante di una pelle dopo l’asportazione della testa, delle spalle e dei fianchi. E’ la parte migliore, specie nel cuoio conciato al vegetale.
-Mezzo groppone (bend)
Una delle due parti ottenute tagliando il groppone lungo la linea dorsale. Il taglio viene fatto per pelli bovine di grosse dimensioni. Gropponi e mezzi gropponi si utilizzano per fondi di calzature.
-Guanteria (gloving leather)
 Le pelli per guanti devono possedere una elevata morbidezza e cedevolezza. Si ricavano da pelli di capra, montone, vitello, pecari ed altri animali selvatici. Dopo una buona calcinazione vengono conciate al cromo e tinte in penetrazione con coloranti solidi alla luce e al sudore. Le pelli più pregiate vengono poi rifinite e cosparse di talco.
 
-Guardolo (welt)
 Il termine individua un tipo di cuoio, ottenuto da pelli di vitellone, conciato al vegetale-sintetico o combinato cromo-vegetale, adatto per la produzione di calzature. Il guardolo propriamente detto, è la striscetta di cuoio che si mette al bordo della scarpa e che, mediante cucitura, fa da collegamento fra la tomaia e la suola in determinati tipi di scarpe. I cuoi per guardolo vengono messi i commercio sotto forma di cinghiette nei vari colori.
 
H
-Hunting (vedi velour)
I
 
-Ignifugo
 È un tipo di pellame che resiste all’azione del fuoco. Per la preparazione sono usati i sali di antimonio, i derivati dell’acido fosforico e gli alogenati a base di bromo, che vengono applicati durante le fasi di riconcia e di rifinizione. Il pellame ignifugo è oggi richiesto per l’arredamento degli aerei e per particolari locali pubblici.
 
-Impermealizzato
 Sinonimo di waterproof. Per impermeabilizzato si intende un cuoio da tomaia, relativamente spesso, ottenuto da pelli bovine, in genere conciato al cromo e riconciato al vegetale, fortemente ingrassato e resistente all’acqua. Il cuoio impermeabilizzato è soprattutto richiesto per produrre scarpe,  scarponi militari e scarpe sportive.
 
-Ingrassato
 È un tipo di pellame conciato al cromo o a concia mista trattato con sostanze grasse, cere e paraffine atte a conferire una mano caratteristica. Dal punto di vista delle proprietà fisiche, il cuoio ingrassato risulta migliorato nella resistenza all’allungamento e nella morbidezza.
 
L
-Lato carne, lato fiore ( vedi carne, fiore)
-Lavabile
 Pellame trattato in modo da poter essere sottoposto a normali condizioni di lavaggio con accettabili standard di resistenza dei colori, della flessibilità e della stabilità dimensionale.
 
-Legatoria
 Si intendono le pelli destinate alla rilegatura di libri. In genere sono pelli sottili a concia mista, ricavate da vitelli, pecore, capre e più raramente maiali. Per ottenere pelli da rilegatura si effettua un calcinaio intenso, seguito da una concia al vegetale.
 
M
-Marocchino (morocco)
Nome dato ad un tipo di cuoio tinto, morbido fabbricato con pelli di capra, piccoli vitelli e montoni conciati al vegetale(sommacco o mimosa). Il suo nome indica che questo tipo di lavorazione venne importata dagli Arabi dell’Oriente e del nord Africa, i quali la introdussero in Spagna nel Medioevo. Per molti secoli l’articolo importato era preferito a quello prodotto in Europa.
 
-Mast-box
 È un termine oggi poco usato. Si intende una pelle di vitellone conciata al cromo assai simile al box-calf
 
-Mano, tocco (feel, touch)
Dicesi dell’apprezzamento soggettivo di proprietà organolettiche di cuoi e pelli, quali la morbidezza o consistenza, l’untuosità o la secchezza, l’effetto scrivente di uno scamosciato, et coetera.
 
-Mezzena
Metà animale scuoiato.
 
-Mezzina (vedi schiappa)
 
-Misurazione (measurement)
Operazione di misura di superficie di quei cuoi, generalmente fatta con macchine tipo a pioli o elettroniche, che si vendono a superficie. La misura viene espressa in piedi quadrati (o quadri) inglesi.
1 [piede]=30,48 [cm].
1 [piede quadro]= 1 [p.q.]= 1 [feet square] = 30,48 [cm] x 39,48 [cm]=
1 [f.s.]= 929,03 [cm2 ].
Con l’introduzione del Sistema Internazionale (SI) oggi si esprime in [m2].
La suola, invece, viene venduta a peso (kg).
 
 
N
-Naplak
 Si tratta di un pellame bottalato a secco per alcune ore, in modo da ottenere una granitura uniforme e fine della superficie. Si ottiene da pelli bovine conciate al cromo e serve per tomaie da calzature, particolarmente stivaleria.
 
-Nappa
 Il termine ha significato collettivo per molti tipi di pellame dalle spiccate caratteristiche di morbidezza, leggerezza ed elasticità. Generalmente la nappa si ottiene da pelli ovine, di vitello e di cervo, conciate al cromo e rifinite solo leggermente. Sovente, per aumentare la morbidezza e ottenere uno spessore uniforme le pelli per nappa vengono rasate a secco. Servono per fare scarpe e stivali, specie per donna.
 
-Nubuk
 Termine molto attuale, espresso anche nelle forme nubook e nabuc. Il nubuk è un tipo di pellame sfiorato adatto all’allestimento di calzature, cinture, vestiario e carrozzeria. Si ottiene da pelli di vitello, o bovine, conciate al cromo, leggermente riconciate con prodotti sintetici, più o meno ingrassate, tinte nei vari colori e poi leggermente smerigliate da fiore. Il nubuk si distingue per la sua eleganza dovuta all’effetto marocc (più o meno opaco-scrivente) della smerigliatura superficiale; ma esiste anche nella forma pull-up,
a mano grassa . Il nubuk per arredo auto deve sottostare a determinati requisiti di solidità e resistenza.
P
-Pecari (marocch)
 Pellame, generalmente usato per guanteria, ottenuto da pelli di un cinghiale originario del Messico, dei Paesi dell’America Centrale, del Brasile e dell’Argentina. Assai simile al pecari è il carpincho, ottenuto da pelli di un roditore acquatico dell’Argentina, Uruguay e Brasile.
 
-Pelletteria
 In genere si intende il pellame destinato a marocchiner. Si ricava da pelli bovine conciate al cromo o al vegetale rifinite nei modi più disparati a seconda della moda. Sinonimo antiquato di pelletteria è marocchinerai.
-Pelliccia (fur)
Pelle conciata con pelo, destinata all’abbigliamento.
-Pergamena (parchment)
pelle di animale di piccola taglia (ovini, caprini, vitelli, maiali, asini) non conciata, ma solo depilata, scarnata, calcinata ed essiccata, ridotta di spessore e levigata con la pietra pomice. Nell’antichità veniva usata come supporto scrittorio, rilegature di libri, per membrane di strumenti a percussione (tamburi) et coetera.
-Piede quadro o quadrato (square feet abbreviato in sq.ft.)
vedi misurazione.
R
-Raggrinzito, cuoio (shrunken grain leather)
 È un cuoio a fiore crespato­­­­­­­­­­­­­­­­­­ con grana caratteristica. Si ottiene con l’impiego di tannini sintetici e vegetali fortemente astringenti, cui fa seguito una concia al cromo. Il raggrinzito in genere si ricava da spalle di pelli bovine, da vitelloni e da montoni. Il grado di raggrinzimento dipende dal grado di disidratazione della pelle in trippa, dalla concentrazione del bagno di concia e dalla durata del trattamento. Serve soprattutto per articoli da abbigliamento, da borsetteria e da tomaie.
-Resa, rendimento (gain return)
Quantità in peso o in superficie (gai aweight, gain area, return leather) di cuoio o pellame, ottenuta dall’unità di peso di pelle grezza o di pelle in trippa, o il risultato di una operazione (ad esempio resa in conciato, in gropponatura et coetera).
In campo calzaturieero si parla di resa al taglio (gain cutting) e rappresenta il numero di paia di suole o di tomaie ottenute dall’unità di peso o superficie del cuoio usato.
-Rettile
  È il pellame ottenuto per concia mista cromo-tannino, da pelli di serpenti, lucertole, coccodrilli e altri rettili. Il cuoio di rettile viene largamente impiegato per scarpe femminili, per borsette e per pelletteria.
 
-Rigenerato
 Il rigenerato è un tipo di cuoio artificiale ottenuto dalla lavorazione della rasatura di pelli conciate al cromo o al vegetale. Il rigenerato è dunque un succedaneo del cuoio ricavato dal rimpasto delle fibre dermiche con aggiunta di opportune resine sintetiche, che fungono da collante. Serve principalmente per la produzione di interni di valigie, sottopiedi, rinforzi per calzature e altro. Il rigenerato ha caratteristiche assai diverse dal cuoio naturale, ed inoltre non permette la traspirazione.
 
-Rind-box
 Sinonimo di mezza bovina al cromo. È un pellame ricavato da vitelloni conciati interamente al cromo. La rifinizione conserva l’aspetto naturale. Ha fiore fermo e mano scattante. Serve per calzature di qualità.
 
-Rovesciato (vedi velour)
-Rovesciato con pelo (vedi shearling)
 
S
-Sauvage
 Si tratta di un tipo di pellame bovino per arredamento mobili di classe, tinto all’anilina con un particolare processo di tintura ad effetto macchiato. È un articolo che permette di migliorare le scelte del finito. L’effetto sauvage può essere anche ottenuto su pellame da calzatura, abbigliamento e pelletteria.
 
-Scamosciato
 Nel linguaggio corrente, il termine scamosciato definisce la crosta conciata al cromo, ingrassata e smerigliata. È una pelle morbida, pieghevole, elastica, dalla fibra lanosa e vellutata, pesante o leggera, tinta nei vari colori della moda. Serve per tomaie, per vestiario e talvolta per borsetteria. La dicitura scamosciato inglese individua specificatamente una crosta da tomaia, non troppo morbida, compatta e a fibra corta e fine. Si dice scamosciato ad effetto scrivente quando la superficie si presenta serica, con una peluria particolarmente felpata.
 
-Scamosciato all’olio (vedi daino)
 
-Schiappa, mezzina (side)
Mezza pelle, in genere bovina conciata per suola o tomaia tagliata lungo il filo schiena.
 
-Sedie
 Nella produzione di cuoio per sedie si utilizzano pelli pesanti, particolarmente di toro e di bufalo, conciate al vegetale o al cromo con forte riconcia vegetale - sintetica. È necessaria la tintura passante.
 
-Selleria (saddlery)
 Vengono definiti per selleria quei pellami che si usano per selle, finimenti e cavezze. È pelle conciata al cromo e fortemente ingrassata. Oltre alla marcata morbidezza deve possedere buona qualità e buona resistenza alle esalazione alcaline degli animali e delle stalle.
 
-Semiterminato (vedi crust)
 
-Shearling (o rovesciato con pelo)
 Sono così definite oggi le pelli ovine conciate con il pelo e finite a velour dal lato carne. In pratica si tratta di un rovesciato con pelo, detto anche montone rovesciato. Lo shearling viene impiegato per la confezione di capi sportivi con il pelo all’intero e lo scamosciato all’esterno.
 
-Sicurezza
 Negli ultimi tempi si è affermato il pellame per la sicurezza e la protezione sui posti di lavoro. Per questi tipi di cuoio esistono dei capitolati specifici dove sono indicati i requisiti qualitativi richiesti a seconda dell’ambiente di lavoro, bagnato o secco. Le pelli per la produzione delle scarpe da sicurezza sono in genere conciate al cromo e leggermente smerigliate dal lato. I guanti da lavoro richiedono pelli di buon spessore e buona morbidezza e possono essere  di crosta o di fiore, quasi sempre conciati al cromo e mediamente ingrassati.
 
-Skiver
 È così definita la pelle di montone spaccata in trippa, di cui il fiore viene conciato al tannino o al cromo tannino, mentre la parte sottostante si adopera per fare lo scamosciato all’olio. In questo tipo di spaccatura si dà più importanza alla crosta (che è spessa) che al fiore (che è molto sottile). Gli skivers  al naturale trovano impiego per interni di portafogli e per foderame di calzature femminili. Tinti, apprettati e lucidati, rifiniti in diversa maniera, servono anche per allestire le cosiddette fodere ferma sudore, cioè le bande per cappelli e per caschi di protezione.
 
-Softy
 È un termine generico che indica un pellame particolarmente morbido, ottenuto da pelli bovine conciate al cromo. Il softy è destinato ad articoli per tomaia e per stivaleria.
 
-Spaccati (vedi skiver)
 
-Spazzolato
 Voce del gergo tecnico conciario che identifica un preciso tipo di pellame per calzatura a superficie liscia, tinto nei colori classici marrone, bordò e testa di moro. Lo spazzolato si ottiene da pelli di vitello conciate al cromo e smerigliato dal lato fiore. La particolarità sta nella rifinizione, che deve prestarsi all’effetto spazzolato. Infatti, su scarpa confezionata il calzaturiere esegue una doppia spazzolatura a macchina con cera carnauba e cera d’api per asportare e lucidare.
 
-Suola (sole)
 Il cuoio da suola si ottiene da gropponi conciati al tannino di pelli bovine grandi non spaccate. Dal classico colore nocciola naturale, serve per l’allestimento di suole di scarpe e di stivali e costituisce una delle più importanti produzioni dell’industria conciaria. Il cuoio da suola, diversamente dal pellame leggero, che si vende in base alla superficie (in piedi quadri o in metri quadri) viene venduto a peso. Un groppone o una schiappa possono variare da un peso di 4 kg a 11 kg in media, secondo la provenienza. È chiaro che lo spessore varia a seconda che si tratti di suola per scarpe di bambini, donna o uomini.
 
-Suoletta
 È la piccola suola della scarpa, sulla quale si monta la tomaia. Mantiene la forma della scarpa ed assicura freschezza al piede. In genere viene prodotta con i frassami bovini, spalle e fianchi, mediante concia al vegetale, simile a quella per cuoio da suola.
 
T
-Tecnici
 Appartengono alla categoria cuoi tecnici tutti quei cuoi che si ricavano da grezzi vari e che hanno subito un processo di concia, a seconda dell’uso.  Sono da considerarsi tali i cuoi per guarnizioni, per soffietti, per manicotti, per usi tessili e per altri impieghi. Le pelli per misuratori di gas si ottengono da pelli di capra conciate al cromo-vegetale.
 
-Tomaia (upper)
 Per tomaia si intende la parte superiore della scarpa che ricopre il piede, mentre la pianta poggia sul sottopiede e sulla suola. Pellame per tomaia è termine cumulativo che raggruppa diversi articoli prodotti in vario modo e con varie pelli, principalmente bovine.
Il pellame per tomaia per calzatura è ricavato da vacche, vitelli, capre, capretti, conciati per lo più al cromo, raramente al tannino. Deve presentarsi morbido, flessibile, resistente, specie alla piegatura.
 
V
-Vacchetta
 È un particolare tipo di pellame che si ottiene con una concia mista cromo-vegetale. Il grezzo è principalmente costituito da pelli di toro di grande superficie, più raramente da pelli di vacca. La vacchetta serve per confezionare cartelle, valigie, selle, borse, astucci e altro. Si caratterizza per la buona resistenza all’usura e per tatto gradevole.
 
-Velour
 Sinonimo di rovesciato e di hunting calf. È un tipo di pellame ottenuto per lo più da pelli di vitello, capra e maiale, dal fiore difettoso, conciate al cromo, lavorate e smerigliate dal lato carne e col fiore non rifinito. Le pelli dopo l’ingrasso,  vengono essiccate, palissonate, inchiodate e, una volta asciutte, smerigliate. Per risparmiare tempo, oggi si usa produrlo con il sistema diretto. Per fare il velour il lato carne deve essere esente da venature e la tintura passante. Il velour può essere a fibre corte o a fibre lunghe, a seconda delle esigenze della moda. Il velour trova varie applicazioni: vestiario, calzatura femminile, pelletteria ed altro.
 
-Vernice (varnish, lacquer)
 Con il termine vernice si intende oggi la pelle (o crosta), in genere bovina, conciata al cromo e rifinita con vernice poliuretanica nera, bianca o colorata. Molto importanti sono i requisiti di adesione e durata alle flessioni dello strato di vernice. Il pellame verniciato, liscio o nelle varie stampe rettile, lucertola e coccodrillo, serve per la produzione di scarpe, borsette, cinture e pelletteria. Date le sue caratteristiche di brillantezza e lucentezza, à soggetto più di altri articoli in pelle ai mutamenti repentini della moda femminile.
 
-Vestiario
 Questo termine comprende un vasto genere di pellame a pieno fiore, nubuck, velour, scamosciato, ingrassato e altro. Trattasi di pelli piccole, leggere, morbide e con tatto gradevole, ricavate da agnelli, vitelli e maiali.
 
-Vitello (calf)
Giovane bovino (maschio o femmina), in genere fino a quando si alimenta con solo latte. Dicesi “box-calf” la pelle di vitello conciata al cromo e rifinita liscia, più o meno morbida e destinata a tomaia.
 
-Vitellone (broutard, grasser, veal)
bovino giovane (maschio o femmina) in genere dopo svezzamento completo, alimentato al pascolo erboso, detto anche “vitello pesante”. Le pelli di vitellone vengono utilizzate per tomaie al cromo“box”, come quelle di vitello, anche sotto forma di “mezzo vitellone” (pellame ottenuto per taglio lungo la linea dorsale delle pelli di vitellone)
 
W
 
-Waterproof (vedi impermeabilizzato)
 
-Wet-blu
 É così detta la pelle dei bovini e dei piccoli animali conciata al cromo, ma non terminata. Le pelli vengono commercializzate allo stato umido poste su bancali o in sacchi di plastica. Esse sono prodotte in misura crescente, non solo nei paesi d’oltremare, ma anche in Europa, in concerie specializzate, sovente collegate ai macelli. Per essere finite le pelli wet-blu devono essere riconciate, tinte, ingrassate e rifinite.
 
-Wet-white
Denominazione di pellame in genere leggere (ovicaprine) che hanno subito tutte le operazioni fino alla concia inclusa (con sali di alluminio: concia bianca) senza tintura, ingrasso e rifinizione. Si presentano di colore bianco ed hanno destinazione simile al wet-blu.
 
-Willow-calf
 Pelle di vitello conciato al cromo e colorato. Vedi box-calf.
 
§
E. Le parti della pelle
    Suddivisione della pelle per il conciatore
  (Italiano, Inglese, Spagnolo, Tedesco)